martedì, 1 Aprile 2025
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Cosa sta succedendo in Turchia

Continuano le proteste in Turchia dopo l’arresto di Imamoglu, ma la situazione internazionale è estremamente delicata e il paese è un alleato cruciale perché l’UE prenda provvedimenti

Ozgur Ozel, presidente del CHP, principale partito di opposizione turco del quale fa parte il Sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, ha affermato che le proteste non si fermeranno finché non verranno indette elezioni presidenziali o finché il Sindaco, attualmente imprigionato, non verrà rilasciato. «In ogni città in cui andremo, faremo le manifestazioni più grandi della storia», riferisce alla BBC. Imamoglu non è stato l’unico a finire in prigione, in quanto dopo il suo arresto ne è stato ordinato uno di massa: oltre 1400 persone, tra cui sette giornalisti turchi, sono stati arrestati per delle proteste a favore del Sindaco. Le accuse sono terrorismo di strada, attacco alle forze dell’ordine e danno alla proprietà pubblica. Ozel, tuttavia, non ha dubbi: «è stato tutto orchestrato per impedire a Imamoglu di diventare il prossimo presidente della Turchia. Sono i sondaggi stessi a parlare. Erdogan ha imprigionato un tre volte vincitore delle elezioni davanti al resto del mondo. Per di più, si parla di un avversario politico che gioca pulito».

«Se lo terranno rinchiuso e impediranno la sua candidatura, qualsiasi membro del CHP potrebbe candidarsi, e verrebbe eletto con il 65-70% dei voti». E a proposito di candidature, quella della Turchia per diventare membro dell’Unione Europea sembra non riuscire mai a sostenere quel passo decisivo per soddisfare appieno tutti i criteri, rimanendo comunque il paese una figura importante per l’Europa in quanto a immigrazione, commercio, energia e difesa, come riporta Politico. Dopo le ultime sull’arresto di Imamoglu, tuttavia, la situazione si è ancor più incrinata, portando all’aumento di una frattura dei valori democratici che va contro la stessa logica di accesso all’UE, come afferma un ufficiale dell’Unione. Nonostante questo, proprio in virtù di quegli aspetti irrinunciabili che rendono il paese un importante alleato, Bruxelles potrebbe chiudere un occhio per non intaccare nel profondo i suoi rapporti con Ankara. Inoltre, Politico precisa che dopo l’invasione su vasta scala della Russia in Ucraina, la Turchia si è rivelata cruciale nel controllo degli accessi al Mar Nero e nel rafforzamento delle sanzioni contro Mosca. L’Unione continuerà dunque a inviare miliardi al Paese, dopo averlo semplicemente avvisato di «rispettare i valori democratici». La Turchia potrà infatti usufruire degli 800 miliardi del piano Rearm Europe per la difesa, oltre ad avere già scambi commerciali annuali con l’UE da oltre 200 miliardi. Ankara ha inoltre ricevuto 9 miliardi in aiuti per ospitare rifugiati del Medio Oriente.

Per quanto non si accenni a un passo indietro da parte dell’UE, Cipro e la Grecia chiedono comunque restrizioni sul Piano per il riarmo, ma l’ex ambasciatore turco in Europa Selim Yenel ribatte che «se gli europei vogliono la partecipazione della Turchia in alcuni settori (per esempio, per quanto riguarda l’invio di truppe in Ucraina in futuro) allora dovranno permettere alla Turchia di accedere al piano». Infine, concede: «La situazione interna è terribile, non c’è più legge, ma poiché l’UE sembra aver bisogno di noi, non ci metterà alcuna pressione».

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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