Quello sulla sicurezza in Italia è attualmente uno dei dibattiti più accesi tra Governo e opposizioni, nonché un tema tra i più controversi per l’Esecutivo. Come riporta Politico, sulla base dei dati ISTAT, «i tassi di criminalità complessivi sono allo stesso livello del 2018, prima della pandemia» e «in netta risalita rispetto al 2020». Il Governo ha varato il quinto decreto sicurezza dall’inizio della legislatura, affermando che avrebbe fatto «tutto il necessario per ristabilire l’ordine in questa nazione». Queste parole, pronunciate da Giorgia Meloni a seguito dei fatti di Torino, teatro di scontri tra polizia e black bloc durante i quali sono rimasti feriti anche alcuni agenti, hanno preceduto l’approvazione di un nuovo decreto sicurezza, con l’inasprimento di diverse misure securitarie, a partire dall’estensione dello scudo penale per arrivare al fermo preventivo. Tuttavia, alcune disposizioni sono state successivamente riviste a seguito dell’intervento del Capo dello Stato, che ne ha chiesto una parziale modifica per questioni di costituzionalità.
Andando nel merito delle nuove misure restrittive, Politico riporta le considerazioni di Italo Di Sabato, coordinatore dell’Osservatorio Repressione, un’organizzazione che promuove studi sui fenomeni repressivi, secondo cui i diversi decreti sicurezza varati dall’Esecutivo rappresenterebbero «un esercizio di propaganda del governo Meloni intorno alla parola “sicurezza”». Pertanto, mentre l’obiettivo dichiarato del Governo è quello di «difendere chi ci difende» (le forze dell’ordine), secondo Di Sabato l’intento principale è quello di «suscitare una percezione di insicurezza» nel Paese.
La criticità di queste norme, per Domenico Carretta, assessore allo sport e ai grandi eventi del Comune di Torino, è che non arrivano alla radice del problema. Bisognerebbe concentrarsi su nuove assunzioni nelle forze dell’ordine, secondo Carretta, e non su un incremento delle politiche aggressive. Inoltre, pur condannando le violenze seguite alla chiusura del centro sociale Askatasuna, l’assessore non giustifica le misure restrittive, che considera una stretta alla possibilità di manifestare.
Il dibattito sul tema sicurezza è molto caldo, in quanto precede di un mese soltanto il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026, momento che rappresenta un banco di prova per il governo Meloni, anche in vista delle politiche del 2027, come riporta Reuters. Sul referendum, la partita è quantomai aperta, e il susseguirsi degli eventi, insieme all’ennesimo intervento normativo, non fanno che alimentare l’incertezza di un risultato già difficile da prevedere.
Intanto, arriva anche il Ddl immigrazione, che contribuisce a legare a doppio filo il tema sicurezza con quello della giustizia, specie a seguito della sentenza del Tribunale di Palermo che obbliga il Governo a risarcire con 76.000 euro l’ONG Sea-Watch, la cui nave è stata trattenuta illegalmente per 5 mesi nel porto di Licata, nel 2019. O ancora, dopo il risarcimento che l’Esecutivo dovrà corrispondere a un migrante con diverse condanne alle spalle, trasferito in un CPR in Albania senza poter informare la sua famiglia. Questi avvenimenti, riportati da Reuters, hanno rappresentato per il Governo un’occasione per attaccare la magistratura che, secondo Meloni, non permetterebbe all’Esecutivo di combattere l’immigrazione illegale di massa.


