Qual è, secondo lei, la vera regola della pace nei Paesi del Golfo e che ruolo dovrebbe avere l’Europa nel contribuire a questa pace?
I Paesi del Golfo sono attori principali nei processi di pace, di mediazione e di facilitazione. Tuttavia, qualsiasi pace duratura e stabile passa attraverso le istituzioni internazionali. Questo è il grande tema. Credo che sia l’Europa sia i Paesi del Golfo, nostri alleati storici, debbano trovare il modo per continuare o ricominciare a consolidare le istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e le loro diverse articolazioni. Questo non vuol dire che non debbano essere riformate, ma è evidente che per costruire processi di pace e di riconciliazione c’è bisogno dell’intervento delle principali istituzioni create, soprattutto, all’indomani del secondo conflitto mondiale.
Data la centralità della religione e della Shari’a nei Paesi del Golfo, quanto ritiene importante il dialogo interreligioso ai fini di un clima pacifico e comunitario?
Ritengo il dialogo interreligioso molto importante, così come ritengo molto importante l’identità araba di questi Paesi, in particolare dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Ricordiamo, per esempio, le visite di Papa Francesco in Bahrain, ma anche le diverse iniziative degli Emirati Arabi Uniti sul tema della tolleranza e del dialogo interreligioso. Credo che questi Paesi abbiano fatto molto in questo senso, con l’obiettivo di avviare non solo un processo di dialogo religioso, ma una grande iniziativa diplomatica. Una delle principali iniziative diplomatiche, per esempio, è sfociata negli Accordi di Abramo tra Emirati, Bahrain e Israele.
Nell’apertura di alcuni Paesi del Golfo verso altre potenze globali, come la Cina o la Russia, c’è il rischio per l’Europa di perdere centralità nella regione, o può ancora contribuire concretamente alla stabilità e alla pace nel Golfo?
Questi sono i paesi che implementano e rafforzano una loro politica estera definita multipolare. Tuttavia, ritengo che questi Paesi dialoghino e lavorino con noi, così come intrattengono relazioni commerciali e politiche con la Cina e con la Russia, ma non è mai venuta meno la fiducia che, a mio parere, è il tema fondamentale. Anche laddove non abbiamo più relazioni con alcune parti del mondo, credo che avere partner strategici come i Paesi del Golfo aiuti molto a tenere aperti canali di mediazione. Non è un caso, per esempio, che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar siano tra i principali mediatori per lo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina e per il ritorno dei bambini ucraini dalla Russia.


