mercoledì, 26 Agosto 2026
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Brasile, tra Lula e l’eredità Bolsonaro

A ottobre 2026 si voterà per le politiche in Brasile. Lo schieramento vede contrapporsi l’attuale presidente Lula e Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente, sostenuto da Trump e Milei in una campagna elettorale dalle fortissime pressioni esterne.

Il Brasile è in piena campagna elettorale in vista delle elezioni politiche previste per il 4 ottobre 2026. I principali candidati sono l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente di destra Jair Bolsonaro, attualmente condannato a 27 anni di carcere per aver ordito un complotto al fine di ribaltare i risultati delle elezioni del 2022, perse contro Lula.

Come riporta Al Jazeera, il Paese sudamericano deve attualmente fronteggiare una nuova ondata di dazi al 25% imposti dal governo statunitense, che accusa quello brasiliano di aver favorito slealmente il proprio sistema di pagamento statale a discapito di concorrenti privati, ma anche di aver imposto dazi al 18% sulle importazioni di etanolo dagli Stati Uniti, e di non aver applicato rigorosamente le leggi sulla deforestazione, avvantaggiando così i produttori brasiliani di legname.

L’obiettivo di Trump sarebbe quello di favorire la vittoria di Bolsonaro, dopo aver definito le indagini a carico del padre di quest’ultimo una «caccia alle streghe» e avere di conseguenza imposto dei dazi fino al 50%, cui hanno fatto seguito le attuali tariffe al 25% su molti prodotti brasiliani.

Tuttavia, secondo Gustavo Blum, analista geopolitico brasiliano, tutte queste ondate tariffarie iniziano a far sorgere dei sospetti nell’elettorato di Bolsonaro, per cui «diventa più difficile sostenere che Trump stia tutelando gli interessi dei brasiliani e non solo quelli degli americani».

In questo contesto, Gimena Sanchez, direttrice per la Regione Andina del Washington Office on Latin America (WOLA), ha affermato che una vittoria di Bolsonaro a ottobre rappresenterebbe un vantaggio per gli interessi generali di Washington.

In ogni caso, Lula risulta attualmente in vantaggio nei sondaggi rispetto al suo avversario politico, nonostante Trump non sia l’unico a screditarlo a livello internazionale. Il presidente argentino Milei ha infatti partecipato al lancio della campagna elettorale di Flavio Bolsonaro, mettendo in guardia gli elettori brasiliani dal «farsi rubare il futuro dai ladri socialisti», come riporta la BBC.

«Se in Argentina abbiamo come fattore economico il cosiddetto rischio kuka (in riferimento al kirchnerismo, un movimento politico che promuove un maggiore intervento statale nell’economia, la nazionalizzazione contro la privatizzazione, politiche di redistribuzione del reddito e interventi a sostegno dei più poveri, n. d. r.), in Brasile avete il rischio Lula» ironizza il presidente argentino, «e tale rischio si riflette chiaramente sul mercato azionario».

Il giudice che ha condannato Jair Bolsonaro a 27 anni di carcere non ha concesso a Milei il permesso di visitare l’ex presidente nella sua abitazione, a Brasilia, dove quest’ultimo sta attualmente scontando gli arresti domiciliari. Si tratterebbe dello stesso giudice sanzionato da Trump nel 2025, quando il processo era ancora in corso.

In ogni caso, Lula cerca di trarre profitto dagli attacchi e accusa il suo oppositore politico di tradire il Paese sostenendo i dazi punitivi imposti da Trump a seguito della condanna di Jair Bolsonaro, come ricorda France 24.

Tra pressioni esterne e polarizzazione interna, la partita per il voto si preannuncia aperta fino alla fine, con la possibilità di un ballottaggio che, se dovesse concretizzarsi, è già fissato per il 25 ottobre 2026.

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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