mercoledì, 7 Gennaio 2026
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Nigel Farage e Giorgia Meloni: un’analisi politica

Un’analisi del Guardian riporta similitudini e differenze di due figure del panorama politico attuale

Il leader di Reform UK (ex Brexit Party) è protagonista di un articolo del Guardian che lo ritrae in un parallelismo con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Nigel Farage, fondatore del Partito che ha portato alla Brexit, viene paragonato a Meloni innanzitutto per il successo e la popolarità a cui entrambi hanno condotto i rispettivi partiti nel tempo. Come sottolinea il quotidiano britannico, Farage ha portato il suo partito da un sostegno inizialmente limitato a una «popolarità mainstream». Un po’ quello che è successo al partito di Giorgia Meloni, la quale, secondo il Guardian, sarebbe però «andata oltre il suo populismo di estrema destra» per arrivare a «guadagnare il rispetto degli altri leader, tra cui Starmer, attraverso pragmatismo e flessibilità». La stessa flessibilità che avrebbe portato Meloni a «mitigare la sua ideologia attraverso il realismo e il compromesso». La Premier si sarebbe dunque dovuta allontanare da quanto predicava quando era all’opposizione, da leader di un partito con radici neofasciste, per dover necessariamente affrontare la concretezza che richiede il governo di un Paese. Una concretezza che, nel caso di governi come quello dell’argentino Milei o di Donald Trump, si è tradotta, rispettivamente, in un «aumento della povertà» e in un «caos destabilizzante» causato da «una politica impetuosa».

Sul piano dell’ideologia, Farage è rimasto costante nel suo rifiuto di allearsi con gruppi apertamente di estrema destra, allontanandosi anche da figure come Elon Musk. Questo risulta in assoluta contraddizione con le azioni di Meloni. Tuttavia, Farage «adatta chiaramente il suo messaggio in base al suo pubblico», una tattica molto utilizzata dalla Premier italiana. Ne è un esempio la decisione di rinunciare ai tagli fiscali annuali da 90 miliardi di sterline promessi solo nel 2024, abbandonando quindi una politica che avrebbe potuto ostacolare il suo partito.

Se quella di Farage è dunque definibile come una «flessibilità ideologica», il Guardian sottolinea che, per governare un Paese, c’è bisogno di «personalità ed esperienza», due caratteristiche che ingigantiscono la differenza tra Meloni e Farage. La prima, infatti, pur avendo da poco esordito nella scena mondiale, è stata un membro del Parlamento italiano per circa vent’anni, lavorando anche da ministra nel governo Berlusconi.

Farage, invece, pur essendo un indiscusso veterano della politica, vanta un’esperienza che non si spinge oltre «la direzione di un gruppo relativamente piccolo di outsider».

Robert Ford, professore di Scienze Politiche della Manchester University, sottolinea che Giorgia Meloni aveva già avuto esperienze da ministra prima ancora di fondare il suo partito, per cui qualsiasi paragone tra i due «non regge». Il problema risiederebbe soprattutto nella capacità di scendere a compromessi, non solo durante il governo di un Paese, ma nel cammino per arrivare a governarlo.

Ford sottolinea l’esperienza annuale di Meloni in Parlamento, mentre Farage è stato eletto nel 2024 «ed è già riuscito a perdere due dei suoi parlamentari». Per Ford, Meloni saprebbe padroneggiare negoziati e compromessi, due «arti che consentono di mettersi in una posizione vincente e ottenere ciò che si desidera». «Niente di tutto ciò» sarebbe invece «un terreno politico familiare per Farage».

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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