Il Board of Peace, o Consiglio per la Pace, è un nuovo organismo internazionale promosso dagli Stati Uniti, annunciato ufficialmente dal Presidente Donald Trump e concepito per gestire i conflitti globali, cominciando dalla pianificazione di una strategia per ricostruire la Striscia di Gaza. L’obiettivo del Consiglio è il ripristino di una governance affidabile, seguito dalla volontà di garantire una pace duratura nelle aree minacciate dai conflitti.
Come emerge dalla bozza del documento istitutivo del Board of Peace, il Consiglio è presieduto a vita dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e presenta una struttura articolata su più livelli gerarchici, ciascuno con funzioni e poteri distinti. Il Consiglio generale, indicato come General Council, rappresenta gli Stati aderenti al Board e svolge un ruolo prettamente consultivo e di indirizzo politico generale, a differenza dell’Executive Board, che, attraverso decisioni operative, interviene sul campo, definisce le priorità geopolitiche e coordina eventuali missioni di ricostruzione o di stabilizzazione.
L’appartenenza al Board of Peace non è automatica: gli Stati che ne vogliono far parte, divenendo membri permanenti, devono contribuire economicamente con almeno un miliardo di dollari entro il primo anno. In caso contrario, il riconoscimento potrà avvenire solo dopo tre anni di mandato.
L’iniziativa statunitense ha scatenato diverse reazioni globali. Come riportato da Reuters, la Nuova Zelanda ha rifiutato l’invito a partecipare, spiegando che, nella sua forma attuale, il Board non porterebbe benefici concreti e sollevando dubbi sulla chiarezza dei suoi obiettivi e sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Anche l’Unione Europea ha espresso profonde preoccupazioni sui poteri attribuiti a Trump e sulla presidenza a vita che deroga ai principi costituzionali dell’UE.
Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Monde, diversi paesi europei, tra cui Francia e Spagna, hanno scelto di non aderire al Board, sottolineando la mancanza di trasparenza e di chiarezza sul ruolo del Consiglio rispetto alle Nazioni Unite.
Alcuni attori hanno accolto l’iniziativa con prudenza, sottolineando l’interesse per la creazione di un organismo capace di favorire la stabilizzazione delle aree colpite da situazioni di crisi, come la Striscia di Gaza. In questi casi, il Board of Peace è concepito come uno strumento politico sperimentale. Al contrario, diversi Paesi hanno espresso scetticismo sugli obiettivi, sulle modalità operative e sul reale valore del Consiglio.
Il Board of Peace rappresenta un tentativo di tornare a riflettere sulla diplomazia e sulla gestione dei conflitti nel XXI secolo, nonostante si tratti di un progetto ancora in fase di definizione. Le reazioni dei diversi Paesi mostrano un atteggiamento prudente, che oscilla tra scetticismo e interesse. In questa fase preliminare, il futuro del Consiglio di Pace dipenderà dalla sua capacità di chiarire gli obiettivi e le modalità di intervento, cercando di coinvolgere e attrarre un numero significativo di attori internazionali.


