mercoledì, 11 Febbraio 2026
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La Costa Rica elegge la sua nuova presidente

È Laura Fernández, politologa conservatrice, la nuova presidente della Costa Rica. Analisti ed esperti commentano un cammino politico che si preannuncia già ben definito

Con un’ampia partecipazione alle urne, la Costa Rica consegna il nuovo mandato nelle mani di Laura Fernández, seconda presidente donna nella storia del Paese dopo Laura Chinchilla, che governò dal 2010 al 2014.

Seguace di Chaves, ormai ex presidente, Fernández si è presentata alle elezioni con una visione molto chiara: riformare l’esecutivo attraverso un programma di governo che si pone l’obiettivo di promuovere diverse riforme costituzionali, a partire dalla giustizia. Come afferma infatti Alberto Cortés, docente universitario e coordinatore di Cátedra Centroamérica dell’Università della Costa Rica, in un’intervista a El País, questa vittoria «apre le porte a un governo senza contrappesi», capace di «fare pressione sul potere giudiziario e persino di proporre riforme strutturali come la rielezione presidenziale consecutiva». Quest’ultima è una riforma costituzionale che permetterebbe al presidente in carica di essere rieletto senza interruzioni di mandato e senza un limite. Come specifica BBC Mundo, tale riforma è già in atto in diversi Paesi dell’America Latina, tra cui El Salvador di Nayib Bukele, del quale Fernández si dichiara grande seguace. È infatti sulle orme del Centro di detenzione per il terrorismo di Bukele, la proposta di Fernández di concludere la costruzione di un mega carcere di massima sicurezza, con la capacità di contenere 5100 carcerati. Inoltre, secondo La Nación, la nuova presidente ha in programma l’introduzione dello stato di emergenza nelle zone di conflitto, insieme a un aumento delle pene. Per l’esecutivo, infatti, «le garanzie individuali sono ostacoli che impediscono il controllo del traffico di droga». Non si tratta di una novità. Secondo il quotidiano sudamericano, Chaves accusa spesso la magistratura e l’Assemblea Legislativa di «impunità criminale», imputandogli di dare priorità ai diritti umani dei carcerati piuttosto che a quelli delle vittime. Questa è solo una delle svariate ragioni per cui gli analisti ritengono imminente l’arrivo di una riforma costituzionale che darà più potere all’Esecutivo.

Mario Quirós, analista politico ed ex consigliere del Partido Liberación Nacional (PLN), sostiene che con la nuova maggioranza è in gioco la stessa democrazia del Paese, riferendosi ad alcuni episodi avvenuti durante la campagna elettorale, tra cui un momento nel quale Chaves ha risposto in modo provocatorio a chi gridava di volerlo fuori dal Governo.

L’opposizione, a riguardo, ha gli stessi timori. Il Premio Nobel per la Pace, Oscar Arias, teme per la «sopravvivenza della democrazia», mentre economisti come Álvaro Ramos paventano il tentativo da parte di Fernández di instaurare «un sistema di controllo assoluto», che porterebbe «all’erosione della cultura giuridica basata sulla legalità e sulla proporzionalità».

La recente vittoria di Fernández rappresenta una seconda possibilità per il progetto politico da sempre portato avanti da Chaves, un modello da lui definito «di rifondazione» dello Stato, con una concentrazione maggiore del potere nelle mani del governo. Tuttavia, secondo El País, ci sarebbero alcuni indizi che indurrebbero a pensare a un allontanamento della nuova presidente dal suo mentore, una volta al potere, per costruirsi una propria identità e una propria autonomia politica.

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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