mercoledì, 25 Marzo 2026
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Libano, l’ONU lancia il piano d’urgenza

Beirut, marzo 2026. Sotto il peso di un’offensiva militare che sta aggravando la crisi umanitaria, il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha scelto la capitale libanese per lanciare un messaggio inequivocabile: «La solidarietà a parole deve essere accompagnata dalla solidarietà nei fatti». Il grido d’allarme giunge mentre gli scontri tra l’esercito israeliano e le milizie di Hezbollah, intensificatisi dal 2 marzo in seguito alle tensioni regionali, hanno già causato quasi diverse centinaia di vittime civili e trasformato intere aree del Paese in zone di evacuazione forzata.

I numeri delineano il dramma di una nazione in fuga: il conflitto ha già costretto oltre un settimo della popolazione ad abbandonare le proprie case. Secondo le stime fornite dalle Nazioni Unite e rilanciate da testate internazionali quali UN News e The Straits Times, gli sfollati interni hanno ormai superato quota 816.000, un dato destinato a crescere con l’estensione degli ordini di evacuazione. Parallelamente, si registra un flusso di circa 90.000 individui, in prevalenza siriani, ma con una significativa componente libanese, che hanno cercato riparo oltre il confine siriano. Per fronteggiare questa catastrofe, l’ONU ha formalizzato una richiesta di aiuti d’urgenza compresa tra i 308,3 e i 325 milioni di dollari. L’obiettivo primario è garantire la sopravvivenza di base con cibo, acqua e cure mediche per i prossimi tre mesi, in un contesto dove l’accesso ai servizi essenziali è ormai gravemente compromesso per migliaia di famiglie.

Tuttavia, la crisi attuale non è un evento isolato, ma l’ultimo atto di quella che i coordinatori umanitari definiscono una “tempesta perfetta” di sfide imprevedibili. Il Libano sta collassando sotto il peso sedimentato del dissesto economico del 2019, della devastazione causata dall’esplosione del porto di Beirut nel 2020 e delle conseguenze delle ostilità del 2024. Questo passato recente ha prosciugato ogni riserva di resilienza, lasciando le organizzazioni internazionali in un cronico stato di sottofinanziamento: l’UNHCR, ad esempio, ha confermato di aver ricevuto appena il 25% delle risorse necessarie per il piano operativo del 2025.

La precarietà delle risorse sta già costringendo gli operatori a scelte drammatiche. Come riportato da The Straits Times, il World Food Programme ha ammesso di dover razionare gli aiuti, limitando il supporto esclusivamente a chi si trova “sull’orlo dell’inedia”. Il timore è che l’impennata dei prezzi dell’energia, innescata dalle tensioni regionali con l’Iran, possa contrarre ulteriormente i budget dei governi donatori, eliminando ogni margine di manovra per la risposta umanitaria. Mentre le scuole si trasformano in rifugi improvvisati e il personale sanitario opera sotto una pressione insostenibile, la diplomazia internazionale punta tutto su un cessate il fuoco immediato.

Guterres ha ribadito, attraverso i canali di UN News, che la priorità assoluta resta la creazione di condizioni negoziali che permettano al Libano di vedere rispettata la propria integrità territoriale e allo Stato di riacquisire il pieno monopolio della forza. Senza un afflusso rapido di “denaro fresco”, le organizzazioni umanitarie avvertono che le attuali operazioni di emergenza potrebbero esaurirsi nel giro di pochissime settimane.

Immacolata Chimenz
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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