Da sempre guerra e tecnologia viaggiano in parallelo, influenzandosi e alimentandosi a vicenda: la storia dell’umanità è ricca di esempi di vittorie militari dovute all’impiego di tecnologie più avanzate, capaci anche di porre fine a conflitti lunghi e disastrosi.
Oggi, l’innovazione che sta influenzando sempre di più l’andamento dei conflitti a livello globale è l’intelligenza artificiale, che offre notevoli vantaggi sul piano militare, tra cui la possibilità di analizzare grandi quantità di dati quasi in tempo reale. Inoltre, una migliore conoscenza del territorio e una coordinazione più efficiente delle operazioni potrebbero ridurre, e in prospettiva eliminare, gli errori sul campo.
Altri punti di forza dell’IA in ambito militare sono la redazione di rapporti e la pianificazione delle operazioni, oltre alla riduzione del tempo tra l’individuazione di un bersaglio e l’attacco. Tuttavia, questi fattori rappresentano anche un limite: poiché le IA vengono addestrate su dei modelli prestabiliti, tendono a essere meno affidabili nella rilevazione di imprevisti, secondo Le Monde.
Ciò che più preoccupa, inoltre, la comunità internazionale è la questione etica, soprattutto dopo l’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il 28 febbraio. L’obiettivo degli esperti del settore è quello di raggiungere un accordo internazionale sull’uso etico e legale dell’IA in guerra, un impegno ostacolato dalla mancanza di collaborazione proprio da parte di chi fa più uso di queste tecnologie, come Stati Uniti, Israele e Cina, secondo quanto riportato su Nature.
In base a quanto dichiarato da Emergency, la società Anthropic, che fornisce agli Stati Uniti una versione personalizzata dell’IA Claude, non ha incluso la sorveglianza interna di massa e l’uso di armi completamente autonome nel contratto con il Pentagono a causa della scarsa affidabilità dei sistemi IA in questi settori. Una condizione che non è stata approvata da Washington, che ha quindi sostituito Anthropic con OpenAI, stipulando con quest’ultima un contratto senza limiti operativi.
Se progresso e potenza militare vanno di pari passo, lo stesso non si può dire di avanzamento tecnologico e diritto internazionale. È quindi fondamentale che le istituzioni prendano rapidamente una posizione per garantire il rispetto dei diritti umani e la tutela dei cittadini.


