mercoledì, 21 Ottobre 2026
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Baldassare Reina

Vicario di Papa Leone XIV per la Diocesi di Roma

Eminenza, lei è Cardinale di una città molto grande quale è Roma. Quali responsabilità comporta questa posizione, specialmente in una città così complessa? Cosa vorrebbe veder cambiare concretamente nella Capitale e nei suoi abitanti?

Roma è una città molto complessa con all’interno tante città, si pensi alla differenza che c’è fra il centro storico e le grandi periferie dove risiede la stragrande maggioranza degli abitanti, considerando anche la campagna, la città fuori dal raccordo anulare. Ci sono quindi delle differenze notevoli per configurazione urbanistica e sociale e, a motivo di questa diversità, ci sono anche tante disuguaglianze. Il desiderio, come vescovo a nome del Santo Padre, è che queste disuguaglianze siano superate attraverso politiche giuste, in modo tale che tutti coloro che abitano e vivono questa città, insieme a chi quotidianamente arriva qui per motivi di lavoro, di studio o per visita, possano condurre una vita dignitosa all’interno di un contesto urbano tranquillo, accogliente, che metta tutti nelle stesse condizioni.

Oggi i giovani vivono e comunicano in un ecosistema dominato dall’Intelligenza Artificiale e dalle piattaforme digitali. Di fronte a questa rivoluzione tecnologica e a un linguaggio che cambia molto rapidamente, in che modo la Chiesa cerca di entrare in contatto e di dialogare con le nuove generazioni?

Cerchiamo innanzitutto di abitare il mondo digitale con i nostri strumenti e con i nostri mezzi. La mia preoccupazione è che si realizzi un paradosso, cioè che nel tempo delle comunicazioni come mai l’uomo ne aveva conosciute, i giovani in modo particolare si sentano profondamente soli. Questo è un paradosso che mi fa paura, perché le potenzialità comunicative oggi sono enormi, come mai le avevamo conosciute, ma al tempo stesso i ragazzi sperimentano una grande solitudine.

Il ruolo della Chiesa, pertanto, non è quello di stare al passo con i tempi anche nella comunicazione, ma di cercare di incentivare il dialogo e la comunicazione tra i giovani. Il dialogo intergenerazionale è estremamente importante, perché nel tempo ogni società si è evoluta nella misura in cui le generazioni più avanti negli anni sono riuscite a trasmettere i loro saperi e le loro esperienze alle generazioni più giovani, e viceversa le più giovani hanno attinto alla saggezza delle generazioni più anziane. Questo legame mi pare si stia sfaldando con dei danni notevoli, perciò la Chiesa cerca di entrare in questo accesissimo dibattito facendo la sua parte.

A proposito delle sfide poste dalla tecnologia e da un sempre più incerto mercato del lavoro, cosa augura agli studenti?

Quando penso agli studenti, penso a quando io ero studente, perché il modo migliore per entrare nel vissuto della realtà, come quello di uno studente o di una studentessa, è recuperare dal bagaglio della memoria ciò che noi stessi abbiamo vissuto. Da studente avevo dei sogni, delle passioni, dei desideri e delle aspirazioni. Ciò che mi spingeva ad andare avanti era la possibilità di realizzare quello che portavo nel cuore. Pertanto, l’augurio che faccio a tutti gli studenti è che possano avere degli ideali alti, dei grandi sogni di realizzazione, non di grandi cose, ma di cose che possano rendere grande la loro vita. Auguro che possano realizzare tutti questi sogni e desideri per una vita serena, per una vita felice.

Autore

  • Laura Vargiu

    Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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