Nel 2026, Cuba si trova al centro di una delle crisi più profonde degli ultimi decenni, caratterizzata da una carenza di carburante e petrolio, interruzioni dei servizi essenziali e una crescente instabilità economica e sociale. Le difficoltà attuali sono il risultato di fattori interni, quali la dipendenza energetica e la scarsa capacità produttiva, e di pressioni esterne, particolarmente legate alle restrizioni economiche internazionali.
Sull’isola si assiste a una crisi energetica senza precedenti: la grave carenza di carburante ha allertato le compagnie aeree internazionali, costringendo alcune di esse a sospendere temporaneamente i collegamenti con l’isola e mettendo in luce la vulnerabilità del sistema energetico nazionale.
La mancanza di combustibile influisce direttamente sulla produzione di energia elettrica. Come riportato da The Guardian, molte aree del Paese affrontano blackout quotidiani che spesso durano diverse ore, con una carenza di energia che ha compromesso la rete elettrica nazionale.
Le conseguenze sono particolarmente evidenti nella vita quotidiana dei cittadini: nella capitale la raccolta dei rifiuti è stata fortemente ridotta per mancanza di diesel, con un evidente aumento di spazzatura nelle strade principali. Un’analisi condotta da Reuters ha evidenziato, a seguito del blocco delle forniture energetiche, il rallentamento dei servizi urbani fondamentali a L’Avana e nell’isola. Tra i settori più colpiti vi è quello sanitario. La mancanza di combustibile e i frequenti blackout rendono difficile il regolare funzionamento degli ospedali e delle cliniche, costretti a rimandare o a sospendere test diagnostici, interventi non urgenti e servizi specialistici. Le strutture operano, dunque, in un regime di emergenza costante, con apparecchiature fuori uso. La crisi energetica si traduce in una crisi sociale, con ricadute concrete sulla popolazione.
Tra le cause dell’attuale scenario di crisi vi sono le tensioni con gli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, le restrizioni economiche e le pressioni sui paesi fornitori di petrolio hanno inciso pesantemente sui flussi energetici diretti a Cuba. Il rischio di sanzioni scoraggia eventuali partner commerciali dal mantenere rapporti energetici con L’Avana. Inoltre, si è assistito ad una riduzione significativa delle forniture provenienti da alleati tradizionali, come il Venezuela, alle prese con una crisi economica e produttiva. Il deficit energetico rallenta notevolmente la produzione industriale, compromette i trasporti e indebolisce il settore turistico, creando un circolo vizioso che alimenta la fragilità economica cubana.
Come riportato dall’Associated Press, dinanzi all’aggravarsi della situazione alcuni paesi hanno inviato aiuti umanitari e forniture alimentari alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Contestualmente, nell’isola si valuta un maggiore investimento in energie rinnovabili con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Si tratta però di interventi che non possono avere effetti nell’immediata emergenza in corso. Il futuro dipenderà dalla capacità di combinare riforme interne, diversificazione energetica e cooperazione internazionale in un contesto regionale sempre più complesso.


