La situazione democratica in Burkina Faso non sembra destinata a migliorare nel breve periodo. Il leader nazionale, il Capitano Ibrahim Traoré, ha recentemente rilasciato una dichiarazione in cui ha sostenuto che gli abitanti del Paese devono “dimenticarsi della democrazia”, in quanto “non adatta a loro”.
Il giovane leader, come riporta Al-Jazeera, è stato nominato presidente nell’ottobre 2022 in seguito a un colpo di Stato, sostituendo Paul-Henri Damiba, a sua volta salito al potere con le stesse modalità. Un ulteriore momento di squilibrio in un Paese minacciato da anni di violenze provocate da combattenti dell’ISIS e di al-Qaeda. Tuttavia, nonostante la promessa di istituire un governo civile entro il 2024, le autorità militari hanno esteso il regime di Traoré fino al 2029.
Secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian, il Paese è da anni teatro di una violenta insurrezione jihadista, che ha causato milioni di sfollati e migliaia di vittime. In questo scenario la priorità del governo militare è diventata la sicurezza nazionale: la democrazia è ritenuta inefficace e dannosa in un contesto di guerra interna.
Le recenti dichiarazioni di Traoré segnano una svolta esplicita nel discorso politico del regime. L’affermazione del leader “la democrazia uccide” riflette una precisa linea politica, secondo la quale le situazioni di instabilità e di crisi si sono generate a seguito dei tentativi di esportazione dei modelli democratici occidentali, come riportato da Al-Jazeera. In questo senso, la democrazia è descritta come un sistema estraneo, incompatibile con le realtà africane.
Le dichiarazioni del leader burkinabé trovano riscontro nelle politiche adottate dal regime: l’estensione del mandato di Traoré e il rinvio delle elezioni indicano chiaramente una trasformazione del sistema politico in una forma di governo militare consolidata.
Secondo un’analisi dettagliata del quotidiano statunitense The Washington Post, il nuovo progetto politico di Traoré si fonda su una nuova retorica anti-occidentale, capace di promuovere un’idea di “rivoluzione” basata su autosufficienza e sulla rottura con le influenze esterne.
La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione gli sviluppi in Burkina Faso, con un numero crescente di denunce di gravi violazioni, di massacri civili e repressione dell’opposizione da parte di diverse organizzazioni per i diritti umani. In merito a queste accuse, Traoré ha dichiarato che “non vi sono prove a riguardo”, come riportato da Le Monde. In casi come quello del Burkina Faso, un Paese tormentato da anni di conflitti e repressioni, è fondamentale garantire la presenza di Organizzazioni internazionali per contribuire a contenere la crisi umanitaria in corso.
Brian Jack Paciotti, Teresa Centrone


