giovedì, 21 Maggio 2026
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Camilla Laureti

Vicepresidente dei Socialisti e Democratici e responsabile del Partito Democratico per le politiche agricole e alimentari, l’Onorevole Laureti risponde a tre domande sul suo operato all’interno della Commissione Agricoltura soffermandosi su parità di genere, opportunità per i giovani e Green Deal, in occasione dell’evento tenutosi in Unint

L’Onorevole Camilla Laureti, Vicepresidente dei Socialisti e Democratici e responsabile del Partito Democratico per le politiche agricole e alimentari, ha illustrato il proprio lavoro da europarlamentare presso il nostro Ateneo durante l’evento tenutosi l’11 maggio 2026, organizzato dalla professoressa Lubrano.

A seguito del suo intervento, dedicato al funzionamento dell’attività parlamentare europea, Laureti ha risposto alle domande di Radio Unint.

Le nostre domande riguardano principalmente quello che è il suo lavoro all’interno della Commissione Agricoltura, settore fondamentale sia a livello nazionale che internazionale. Inizio ricollegandomi al suo intervento relativo all’equilibrio di genere. Come lei ha recentemente ricordato, oggi solo il 30% delle aziende agricole in Europa è a guida femminile, e appena il 3% ha meno di 40 anni. Pertanto, le chiedo: in che modo l’Unione Europea pone la parità di genere al centro del settore?

In Europa esiste un piano importantissimo, quello della Politica Agricola Comune. Stiamo discutendo già ora della prossima programmazione, cioè di quella che riguarderà gli anni dopo il 2027. La Politica Agricola Comune è nata innanzitutto per la sicurezza alimentare, perché venivamo dalla Seconda guerra mondiale e dovevamo assicurare una quantità sufficiente di cibo ai cittadini e alle cittadine europee. Ora questa politica serve per sostenere il reddito in agricoltura, perché altrimenti avremo sempre meno persone che si occuperanno di questo settore. Nel programma di Politica Agricola Comune inseriamo i finanziamenti e gli aiuti per risolvere i problemi che, in un determinato momento, il settore dell’agricoltura deve affrontare.

Sicuramente, il fatto che non ci siano abbastanza donne è una delle cose su cui lavoriamo in questa programmazione e nella prossima. Come lo facciamo? Rispondendo alle problematiche principali e ai motivi per cui sia le donne che i giovani non iniziano a occuparsi di agricoltura. Il problema vero è l’accesso al credito e alla terra. Pertanto, con la Politica Agricola Comune cerchiamo di aiutare donne e giovani a poter iniziare questo percorso. Anche perché altrimenti, non avremo un futuro per l’agricoltura.

Quali dovrebbero essere oggi le priorità dell’Unione Europea per garantire opportunità ai giovani che vogliono lavorare nel settore agroalimentare?

Anche per i giovani, vale lo stesso discorso. È necessario un aiuto all’accesso alla terra, perché troppe volte i pochi giovani nel settore vengono da generazioni di agricoltori. Ciò che dobbiamo fare è, invece, aiutare nuovi giovani a entrare nel mondo dell’agricoltura. Il problema vero di questo settore è il reddito. Tutti gli agricoltori che incontro mi dicono: «Noi produciamo e spendiamo in euro per guadagnare in centesimi». Ciò significa che non è abbastanza quello che si spende per produrre e che poi si guadagna dalla vendita di quel prodotto. Pertanto, questa è la vera direzione che dobbiamo prendere: cercare di far sì che il reddito sia dignitoso, altrimenti i giovani non si avvicineranno all’agricoltura.

Lei crede che, sia a livello europeo sia a livello di politiche nazionali, si stia facendo abbastanza per prevenire o per porre rimedio alle conseguenze disastrose che derivano dall’inquinamento, dalle guerre e dal cambiamento climatico?

Questa è un’altra domanda centrale. La legislatura del 2019 è iniziata con il Green Deal, quel grande piano europeo che doveva occuparsi della transizione ecologica. Lo fa abbastanza? Secondo me no. È difficile, è una rivoluzione, e l’Europa deve finanziarla, ciò significa che a pagare quella rivoluzione non devono essere i cittadini e le cittadine, ma l’Europa, che deve necessariamente farla. Prima parlavo dell’autonomia strategica e di tutte le conseguenze che derivano dallo stretto di Hormuz. Ritengo che, se noi avessimo iniziato prima quella transizione ecologica, forse oggi non dipenderemmo così tanto dalle fonti fossili degli altri paesi e avremmo una percentuale maggiore di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Laura Vargiu, Lisia Petrini

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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