martedì, 14 Luglio 2026
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Kenya: il grido della Gen Z scuote il governo

Nairobi blindata per ricordare i caduti della protesta fiscale: il movimento giovanile esige giustizia penale, mentre il ritrovamento di manifestanti torturati riaccende le accuse contro le forze di sicurezza.

Il Kenya attraversa oggi una fase di profonda incertezza politica e sociale, innescata originariamente dalle proteste contro la legge finanziaria del 2024, che mirava a raccogliere 2,7 miliardi di dollari in nuove entrate fiscali. Come evidenziato da Al Jazeera, quello che era iniziato come un dissenso puramente economico si è rapidamente trasformato in un un ampio movimento generazionale, guidato dalla cosiddetta “Gen Z”.
Questi giovani, nati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2010, manifestano contro le disuguaglianze economiche e quello che i manifestanti descrivono come un arretramento democratico del Paese. Sebbene il Governo del Presidente William Ruto sia stato costretto a ritirare la contestata riforma, le criticità strutturali rimangono irrisolte, mantenendo alta la tensione generazionale verso una leadership accusata di aver tradito le promesse elettorali.

Le recenti cronache descrivono una Nairobi sottoposta a un imponente dispositivo di sicurezza, dove le autorità hanno schierato idranti, camion con cannoni ad acqua e barricate di filo spinato attorno al Parlamento. Secondo quanto riportato da Reuters, il secondo anniversario dei moti del 2024 è stato segnato dall’impiego estensivo di gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che tentavano di depositare fiori in memoria delle vittime. Il Ministro dell’Interno Kipchumba Murkomen ha confermato l’arresto di 355 persone in tutto il Paese, definendole “criminali” per giustificare la chiusura del distretto commerciale e la paralisi della capitale. Tuttavia, testimonianze raccolte sul campo indicano che tra i fermati vi fossero anche alcuni cittadini impegnati in una commemorazione pacifica, scatenando nuove polemiche sulla gestione violenta dell’ordine pubblico da parte delle forze di sicurezza.

Il cuore del conflitto sociale resta però la richiesta di giustizia delle famiglie colpite dalla repressione statale. L’agenzia AP News evidenzia la frustrazione dei parenti delle oltre 60 vittime degli scontri passati, i quali denunciano un sistema di risarcimenti opaco e discriminatorio. Nonostante l’annuncio di un fondo governativo da circa 15 milioni di dollari, madri come Edith Wanjiku lamentano che solo una minoranza degli aventi diritto sia stata effettivamente indennizzata, con criteri di selezione ritenuti arbitrari. Emerge un netto contrasto tra la posizione di Ruto, che vede il fondo come un “riconoscimento formale del danno” subito dai cittadini, e le famiglie che esigono l’arresto degli agenti responsabili delle uccisioni, rifiutando categoricamente quello che considerano un tentativo di comprare il loro silenzio con del denaro.

Il clima politico si è ulteriormente inasprito nelle ultime ore con le denunce di gravissime violazioni dei diritti umani. Al Jazeera riferisce che sei manifestanti, precedentemente arrestati durante le commemorazioni, sono stati ritrovati abbandonati lungo le strade della capitale con evidenti segni di percosse e torture subite durante la custodia. Mentre la sorte di Davis Lichuma rimane ancora incerta, la Kenya Human Rights Commission e Amnesty International hanno sollecitato indagini indipendenti e imparziali sulla condotta della polizia. Queste accuse di abusi e sparizioni forzate pongono il governo keniota di fronte a una crisi di legittimità internazionale, evidenziando una frattura ormai insanabile tra la narrativa istituzionale di crescita economica e la realtà di una repressione che continua a colpire sistematicamente il dissenso.

Chimenz Immacolata, Chimenz Lorenza

Immacolata Chimenz
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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