I rapporti tra Turchia e Israele attraversano una delle fasi più complesse degli ultimi decenni. Se negli anni Novanta i due Paesi potevano definirsi partner strategici sul piano militare e della sicurezza, oggi Ankara e Tel Aviv si trovano su posizioni sempre più divergenti, soprattutto dopo la guerra nella Striscia di Gaza e i nuovi assetti emersi in Siria.
La cooperazione tra i due Stati era iniziata nei primi anni Novanta, quando condividevano interessi comuni nel contenimento dell’influenza iraniana e siriana. Accordi militari, esercitazioni congiunte e collaborazione nel settore dell’intelligence avevano trasformato Turchia e Israele in due dei principali partner strategici del Medio Oriente. Il deterioramento delle relazioni è iniziato però nel 2010 con l’incidente della Mavi Marmara, ed è culminato negli ultimi anni con una crescente distanza diplomatica.
La guerra a Gaza ha ulteriormente aggravato la situazione. Il presidente turco Erdoğan ha più volte accusato Israele di violare il diritto internazionale e ha definito “inaccettabili” le operazioni militari israeliane nella Striscia. Come riportato da Reuters, Ankara ha sospeso gli scambi commerciali con Israele e continua a sostenere le iniziative internazionali contro il governo guidato da Benjamin Netanyahu. Israele respinge le accuse e considera le dichiarazioni del governo turco parte di una strategia politica rivolta sia all’opinione pubblica interna sia al mondo islamico.
Le tensioni non riguardano però soltanto Gaza. La caduta del regime di Bashar al-Assad e la conseguente ridefinizione degli equilibri in Siria hanno aperto un nuovo terreno di competizione tra Ankara e Tel Aviv. La Turchia punta a consolidare la propria influenza sul nuovo governo siriano e a impedire il rafforzamento delle milizie curde lungo il proprio confine meridionale. Israele, al contrario, guarda con crescente preoccupazione all’espansione dell’influenza turca nel Paese e continua a condurre operazioni militari per limitare la presenza di gruppi considerati ostili ai propri interessi. Come riportato da Reuters, i due Paesi hanno avviato contatti tecnici per evitare incidenti tra le rispettive forze operanti nello spazio aereo siriano, pur escludendo un processo di normalizzazione diplomatica.
Secondo un’analisi del Royal United Services Institute (RUSI), la Siria rappresenta oggi il principale punto di attrito tra le due potenze regionali. Ankara considera il territorio siriano fondamentale per la propria sicurezza nazionale, mentre Israele teme che un’eccessiva presenza turca possa modificare gli equilibri strategici lungo il proprio confine settentrionale.
Nonostante il deterioramento dei rapporti politici, permangono alcuni elementi di pragmatismo. Negli anni precedenti alla sospensione degli scambi, il commercio bilaterale aveva continuato a mantenere volumi significativi anche durante le crisi diplomatiche, dimostrando come gli interessi economici abbiano spesso seguito dinamiche diverse rispetto a quelle politiche. Tuttavia, il congelamento delle relazioni commerciali deciso da Ankara ha segnato un’ulteriore svolta nei rapporti tra i due Paesi.
La rivalità tra Turchia e Israele riflette un cambiamento più ampio negli equilibri del Medio Oriente. Come evidenziato da Le Monde, il progressivo indebolimento dell’influenza iraniana in alcune aree della regione ha lasciato spazio all’emergere di nuove competizioni tra potenze regionali. In questo contesto, Ankara e Tel Aviv sembrano destinate a confrontarsi sempre più spesso non attraverso uno scontro diretto, ma mediante una competizione geopolitica che coinvolge Siria, Mediterraneo orientale e Corno d’Africa, ridefinendo gli equilibri di una delle aree più strategiche del mondo.


