giovedì, 9 Aprile 2026
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Nuovo decreto immigrazione UE: l’opposizione teme deportazioni in stile ICE

Il Parlamento europeo, con 389 voti favorevoli, ha approvato un nuovo pacchetto di regolamenti in materia di immigrazione e rimpatri. Determinante è stata la coalizione tra deputati di destra e centrodestra che ha consentito il via libera al provvedimento, tra lo sdegno delle sinistre europarlamentari.

Il regolamento segna una svolta nelle politiche migratorie dell’Unione europea. Tra i punti principali, viene favorita la creazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi all’UE, con la possibilità di avviare colloqui anche con entità situate in Paesi non riconosciuti. Previsti inoltre divieti di ingresso per i migranti rimpatriati, in un’ottica di maggiore controllo dei flussi migratori.

Agli occhi delle testate europee, l’Unione appare orientata verso posizioni più restrittive. Come riportato da Euronews, il regolamento consente ai Paesi dell’UE di rimpatriare migranti irregolari verso Paesi terzi non necessariamente collegati al loro Stato d’origine, a condizione che siano stati siglati accordi bilaterali con uno Stato extra-UE. Sia il Parlamento europeo sia i Paesi membri puntano inoltre a includere nei provvedimenti di espulsione anche le famiglie con figli, escludendo dalla misura soltanto i minori non accompagnati.

Il tema degli “hub di rimpatrio” si conferma uno dei più controversi dell’intero pacchetto. Come riportato da Le Monde, il rischio evidenziato è quello di creare dei veri e propri “buchi neri legali”. Francia e Spagna hanno infatti espresso dubbi sulla possibilità di garantire i diritti fondamentali dei rifugiati in centri situati al di fuori dell’Unione e sottoposti alla legislazione dei Paesi terzi coinvolti. Nonostante le perplessità, un gruppo ristretto di Stati — tra cui Danimarca, Austria, Grecia, Germania e Paesi Bassi — sta comunque procedendo con decisione su questa linea.

Nonostante l’opposizione di una parte della Camera, è stato lo stesso Parlamento a proporre misure ancora più rigide. Tra queste, l’introduzione di un divieto di ingresso permanente per le persone ritenute un rischio per la sicurezza e la possibilità di rendere illimitata la durata del divieto di reingresso per i migranti rimpatriati, superando il limite dei 20 anni inizialmente fissato dagli Stati membri.

The Guardian riporta le parole della deputata francese Melissa Camara, che ha espresso preoccupazione per la possibile detenzione di minori in assenza di basi legali alla luce dei nuovi provvedimenti. Una posizione che riflette il pensiero di molti esponenti del centrosinistra, secondo cui esiste il rischio di una deriva nelle politiche migratorie europee, con scenari che potrebbero avvicinarsi a modelli già fortemente contestati a livello internazionale, come le operazioni dell’ICE statunitense. Non a caso, il pacchetto è stato definito da alcuni come un vero e proprio “decreto deportazione”.

Come già accaduto per altre decisioni recenti in ambito europeo, anche questa decisione si sta trasformando in una vera e propria battaglia politica. Con una differenza sostanziale: il tema dell’immigrazione irregolare rappresenta oggi uno dei principali fattori di malcontento tra i cittadini europei. La questione resta quindi aperta e centrale nel dibattito pubblico: come garantire sicurezza e trasparenza per i cittadini, assicurando allo stesso tempo il rispetto dei diritti fondamentali di chi fugge da guerre e condizioni di estrema difficoltà?

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