giovedì, 6 Agosto 2026
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L’Armenia dopo il Nagorno-Karabakh: la nuova geopolitica di un Paese tra Europa, Russia e Caucaso

Dopo la perdita del Nagorno-Karabakh, l'Armenia sta ridefinendo la propria politica estera cercando un nuovo equilibrio geopolitico.

La riconquista del Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaigian nel settembre 2023 ha segnato uno dei cambiamenti geopolitici più significativi nel Caucaso meridionale dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. L’offensiva di Baku ha posto fine a oltre trent’anni di amministrazione armena dell’enclave e ha provocato l’esodo di più di 100.000 armeni verso il territorio nazionale. Da allora, l’Armenia ha avviato una profonda revisione della propria politica estera, cercando nuovi partner e ridimensionando il tradizionale rapporto con la Russia.

Per decenni Erevan aveva considerato Mosca il principale garante della propria sicurezza. La presenza delle forze di pace russe nel Nagorno-Karabakh e l’appartenenza dell’Armenia all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) sembravano offrire sufficienti garanzie contro un’eventuale offensiva azera. Tuttavia, il rapido collasso dell’enclave nel 2023 e il mancato intervento russo hanno alimentato un diffuso sentimento di sfiducia nei confronti del Cremlino, spingendo il governo del primo ministro Nikol Pashinyan a riconsiderare il proprio posizionamento strategico.

Negli ultimi due anni, l’Armenia ha progressivamente rafforzato i rapporti con l’Unione europea e gli Stati Uniti. Bruxelles ha aumentato il sostegno economico e politico a Erevan, promuovendo investimenti nelle infrastrutture, nell’energia e nella connettività regionale. Come riportato da Reuters, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto da 200 milioni di euro destinato a favorire i collegamenti tra i Paesi del Caucaso meridionale e a sostenere il processo di pace con l’Azerbaigian.

Questo riavvicinamento all’Occidente ha però aumentato le tensioni con Mosca. La Russia continua a rappresentare il principale partner commerciale dell’Armenia e il suo maggiore fornitore energetico, ma negli ultimi mesi ha imposto restrizioni all’importazione di diversi prodotti armeni, dalle bevande alla frutta, interpretate da molti osservatori come una forma di pressione economica. Come riportato da Reuters, il premier Pashinyan ha recentemente chiesto al presidente Vladimir Putin di intervenire per rimuovere tali limitazioni, confermando come, nonostante il progressivo avvicinamento all’Europa, Erevan resti ancora fortemente dipendente dalla Russia sotto il profilo economico.

Parallelamente prosegue il difficile dialogo con l’Azerbaigian. Sebbene i due Paesi abbiano raggiunto un’intesa preliminare mediata dagli Stati Uniti, restano aperte numerose questioni, dalla delimitazione definitiva dei confini alle modifiche costituzionali richieste da Baku. L’Azerbaigian sostiene che una pace definitiva potrà essere firmata soltanto dopo la revisione del preambolo della Costituzione armena, ritenuto ancora contenente riferimenti territoriali al Nagorno-Karabakh. Nonostante queste divergenze, entrambe le parti hanno intensificato i contatti diretti e avviato una graduale riapertura delle relazioni commerciali.

Anche gli equilibri regionali stanno cambiando. La Turchia, storico alleato dell’Azerbaigian, guarda con interesse alla normalizzazione dei rapporti con Erevan, che potrebbe favorire la riapertura delle frontiere chiuse dal 1993 e creare nuovi corridoi commerciali tra Europa e Asia. L’Iran, invece, osserva con maggiore cautela questi sviluppi, preoccupato che l’espansione dell’influenza turca e occidentale possa modificare gli equilibri lungo il proprio confine settentrionale.

Sul piano interno, la politica di Pashinyan continua a dividere il Paese. Le opposizioni lo accusano di aver gestito in modo inefficace il conflitto e di aver allontanato l’Armenia dal suo storico alleato russo senza ottenere adeguate garanzie di sicurezza. Il governo, al contrario, sostiene che la perdita del Nagorno-Karabakh abbia dimostrato la necessità di diversificare le alleanze e costruire una politica estera più equilibrata, capace di ridurre la dipendenza da un unico partner strategico. Reuters evidenzia come anche le recenti elezioni parlamentari siano state fortemente influenzate da questo dibattito tra orientamento europeo e tradizionale legame con Mosca.

A quasi tre anni dalla perdita del controllo armeno sul Nagorno-Karabakh, il Caucaso meridionale attraversa una fase di profonda trasformazione. Il futuro dell’Armenia dipenderà dalla capacità di consolidare la pace con l’Azerbaigian, mantenere relazioni pragmatiche con la Russia e rafforzare i legami con l’Unione europea senza trasformare il Paese in un nuovo terreno di competizione tra le principali potenze regionali. Proprio questa ricerca di un equilibrio tra sicurezza, sovranità e nuove alleanze rappresenta oggi la principale sfida geopolitica di Erevan.

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