venerdì, 11 Settembre 2026
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Amazzonia: svolta o tregua apparente?

I controlli del governo dimezzano il disboscamento illegale della foresta pluviale, ma le contromisure dell'agroalimentare aprono una breccia legale che minaccia i risultati

Il futuro dell’Amazzonia si trova sospeso tra dati incoraggianti e crescenti incertezze legali. Secondo i dati pubblicati lo scorso 10 luglio 2026 dall’Istituto Nazionale per le Ricerche Spaziali del Brasile (INPE), la deforestazione nella foresta pluviale ha registrato un calo del 38% nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a circa 1.295 chilometri quadrati. Come riportato da Al Jazeera, si tratta del livello più basso registrato dal 2016, a conferma degli sforzi dell’amministrazione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva per invertire la tendenza del precedente quadriennio di Jair Bolsonaro, durante il quale il disboscamento aveva raggiunto picchi allarmanti. Bolsonaro aveva infatti promosso l’espansione mineraria e lo sviluppo del territorio a scapito dei diritti indigeni. Lula ha promesso di eliminare completamente la deforestazione illegale entro il 2030, ripristinando controlli e sanzioni severe.

Tuttavia, l’apparente svolta ecologica deve fare i conti con decisioni politiche e giudiziarie che ne evidenziano la fragilità. Il 12 agosto 2026, la Corte Suprema brasiliana ha emesso una sentenza complessa riguardante la moratoria della soia, un accordo volontario siglato nel 2006 che esclude dal mercato la soia coltivata su terreni amazzonici deforestati dopo il luglio 2008. Secondo quanto riferito da AP News, il tribunale ha confermato la costituzionalità del patto, ma ha convalidato le leggi regionali di stati produttori come Mato Grosso, Pará e Rondônia, che penalizzano le aziende aderenti, privandole delle agevolazioni fiscali statali. Questo ha spinto i principali esportatori di cereali a ritirarsi dall’accordo all’inizio del 2026.

Nonostante ciò, le associazioni dei produttori agricoli sostengono che l’accordo limiti la competitività e sia eccessivamente severo rispetto al Codice Forestale nazionale, il quale, pur imponendo di preservare l’80% della foresta, consente il disboscamento legale fino al 20% della superficie di ogni singola proprietà privata nell’area amazzonica.

Questa decisione evidenzia il forte contrasto tra gli obiettivi degli strumenti volontari di tutela ambientale e le pressioni politiche ed economiche che ne minacciano la continuità. La Amazon Soy Moratorium (ASM), un accordo volontario multisettoriale per contrastare la deforestazione, prevedeva che i commercianti di soia non acquistassero né finanziassero soia proveniente da terreni dell’Amazzonia deforestati dopo il luglio 2008. Nonostante i risultati ottenuti, la maggior parte dei commercianti ha interrotto i propri impegni nell’ambito della moratoria all’inizio del 2026, in un contesto segnato da una serie di contestazioni legislative e amministrative. Secondo lo studio pubblicato su Science, la fine della moratoria potrebbe comportare costi significativi per le foreste e per il settore della soia, con implicazioni che vanno oltre l’accordo stesso e riguardano la possibilità di mantenere standard volontari nelle catene di approvvigionamento che impongano limiti alla deforestazione e alla conversione degli ecosistemi non espressamente previsti dalla legislazione brasiliana.

Gli stessi risultati sono stati ripresi dalla stampa internazionale, che ha inoltre evidenziato le critiche delle associazioni dei produttori agricoli, secondo cui la moratoria limiterebbe la competitività del settore e imporrebbe vincoli più stringenti rispetto al Codice Forestale brasiliano. Quest’ultimo stabilisce, per le proprietà situate nell’Amazzonia Legale, l’obbligo di preservare l’80% della vegetazione nativa, consentendo il mantenimento di una quota del 20% suscettibile di conversione legale.

I due aspetti descritti dalle fonti delineano una complessa convergenza: se da una parte l’esecutivo brasiliano rivendica il merito del calo della deforestazione attraverso l’inasprimento delle sanzioni, dall’altra le contromisure del comparto agroalimentare mettono in discussione la stabilità a lungo termine di questi risultati. La fragilità del quadro ambientale è accentuata anche sul piano internazionale, dove il governo di Brasilia affronta le minacce di dazi da parte di Washington, mentre riceve critiche interne per aver autorizzato esplorazioni petrolifere vicino alla foce del Rio delle Amazzoni. In questo scenario, la salvaguardia del bioma amazzonico rimane un delicato equilibrio tra regolamentazioni globali, interessi economici locali e la reale tenuta delle politiche governative.

Immacolata Chimenz
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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