Da quando il governo e il partito al potere nella regione del Tigrè si sono accusati a vicenda di azioni ostili, la situazione in Etiopia sta diventando sempre più tesa, e ora si teme lo scoppio di una nuova guerra civile.
Come ricostruisce Al Jazeera, tutto è iniziato nel 2018, quando Abiy Ahmed è diventato primo ministro del Paese. In seguito alla sua elezione, il premier ha fondato il Partito della Prosperità per sostituire la coalizione di governo, riducendo l’influenza della forza dominante, il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF). Le relazioni tra i due schieramenti sono peggiorate fino ad arrivare a un vero e proprio conflitto nel novembre 2020, terminato esattamente due anni dopo con la firma di un accordo di pace a Pretoria, in Sudafrica.
Tuttavia, l’accordo non è stato sufficiente per porre fine alle ostilità. Uno dei punti di attrito riguarda il controllo del Tigrè occidentale, attualmente occupato dai combattenti provenienti dalla vicina regione di Amhara, che hanno costretto migliaia di persone a lasciare le proprie case.
Secondo Reuters, questa nuova escalation aumenta l’instabilità in un territorio già sconvolto dalla guerra civile in Sudan, dalle tensioni sull’accesso al Mar Rosso e dagli effetti del conflitto in Medio Oriente.
Più recentemente, il TPLF ha annunciato una nuova alleanza con altri sei gruppi armati, attivi in tutto il Paese, con i quali condivide l’obiettivo di rovesciare il governo di Abiy.
Al momento, nel Tigrè si stanno verificando interruzioni della rete telefonica e di internet, a quanto sembra su richiesta del TPLF. Organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere e Croce Rossa riferiscono di una situazione già critica, con aumento di feriti negli ospedali ed evacuazioni verso altre regioni confinanti.
Tuttavia, dai timori si è rapidamente passati ai fatti. Come riporta la BBC, dopo l’annuncio della chiusura dell’ambasciata etiope ad Asmara “in risposta ad atteggiamenti ostili”, l’Eritrea ha risposto interrompendo le relazioni diplomatiche con il Paese.
Il rapporto tra i due Stati non è stato semplice negli ultimi decenni: nel 2018, Abiy riuscì a recuperare i rapporti, migliorati ulteriormente con l’accordo di pace del 2022. Il problema principale riguarda il Mar Rosso: con l’indipendenza dell’Eritrea nel 1993, l’Etiopia ha perso l’accesso al mare, che Abiy sostiene essere fondamentale per l’economia e per la sicurezza del Paese.
Reuters riferisce che negli ultimi giorni il TPLF ha conquistato diverse città nella regione dell’Afar e ha lanciato nuovi attacchi nell’Amhara. L’alleanza avrebbe inoltre condotto degli attacchi nella capitale Addis Abeba: se confermato, sarebbe la prima operazione così lontana dal Tigrè.
Sia l’Unione africana che l’ONU hanno chiesto ai due Paesi di risolvere la situazione con la diplomazia, avvertendo che questa escalation rischia di danneggiare la situazione umanitaria in Etiopia.
Il precedente conflitto tra l’esercito etiope e il TPLF, avvenuto tra il 2020 e il 2022, ha causato 600.000 vittime. Nel corso di quei due anni il Tigrè è stato quasi del tutto tagliato fuori dal mondo, a causa dell’interruzione delle comunicazioni da parte del governo e delle limitazioni di cibo, contanti e medicinali.


