Sebbene sia guerra tra Stati Uniti e Iran, i due Paesi sono accomunati dal ricorso alla pena capitale. Certamente nell’ordinamento degli ayatollah il numero delle esecuzioni capitali è particolarmente elevato, spesso legato a politiche di repressione del dissenso politico, espressione di un regime totalitario.
Negli Stati Uniti le procedure delle esecuzioni capitali sono regolamentate dall’VIII emendamento della Costituzione, che vieta di infliggere pratiche crudeli e inconsuete (cruel and unusual punishment). Sebbene diversi Stati americani siano abolizionisti, altri (tra cui Texas, Florida, Alabama, Oklahoma, Mississippi e Georgia) mantengono attivo l’esercizio della pena capitale, continuando a sollevare questioni morali ed etiche.
Secondo un articolo del New York Times, «negli anni ’90 circa 4 americani su 5 erano favorevoli alla pena di morte», mentre un sondaggio Gallup del 2025 ha registrato che la percentuale della popolazione favorevole alla pena di morte si era ridotta al 52%.
L’ultimo caso che ha recentemente scosso l’opinione pubblica è quello di Christa Pike, 50 anni, sopravvissuta a due dosi di pentobarbital dopo essere stata condannata per l’omicidio della sua compagna, Colleen Slemmer, avvenuto nel 1995. Secondo il New York Times, l’esecuzione fallita di «Christa Pike nel Tennessee è stata l’ultima di una lunga serie» caratterizzata da «difficoltà nel dispensare farmaci che non hanno avuto effetti letali».
Unica donna nel braccio della morte del Tennessee, è stata posta in isolamento, ma nel 2001 ha tentato di uccidere un’altra detenuta, ricevendo un’ulteriore condanna. Dopo numerosi ricorsi presentati dai suoi legali, il 30 settembre è stata sottoposta alla procedura di esecuzione. Tuttavia, neppure la seconda somministrazione resasi necessaria, è riuscita a provocarne il decesso, rendendo necessario il trasferimento in ospedale e la successiva ripresa.
Sul piano giudiziario la vicenda sta scatenando un acceso dibattito: gli avvocati della donna chiedono al governatore, ormai prossimo alla fine del mandato, di commutare la condanna in ergastolo. Il governatore aveva già indetto un’indagine, sospendendo le iniezioni letali nel territorio del suo Stato.
L’accaduto innesca un dibattito sia sul piano legale che su quello etico riguardo alla legittimità di reiterare la procedura di esecuzione dopo aver prestato cure mediche salvavita. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, questa è la riprova che la pena di morte può dare adito a una violazione dei diritti umani fondamentali, ad errori giudiziari, a forme di discriminazione, ponendosi in contrasto con il principio della riabilitazione e del reinserimento del condannato.
Diverse organizzazioni internazionali condannano questa pratica, sottolineando la necessità di individuare nuove procedure e metodi per permettere una reale riabilitazione di tutti i condannati, nel pieno rispetto della dignità di ogni individuo.


