Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha condotto un’analisi sul primo piano di pace proposto dall’amministrazione Trump il 19 novembre 2025, integrando i pareri di esperti con un modello di intelligenza artificiale addestrato su negoziati di pace storici, in modo tale da poter avere un’idea di quelle che sarebbero le condizioni ideali per il concreto raggiungimento della pace in Ucraina, e della cessazione dei conflitti. Quest’analisi è integrata, a sua volta, in una serie di risultati relativi al 2025, sulle effettive opportunità e sfide riguardanti la possibile negoziazione di un accordo di pace in Ucraina.
Innanzitutto, il CSIS spiega che, tendenzialmente, i piani di pace falliscono poiché non c’è un vero impegno nel mantenimento e nella protezione della pace stessa. La fiducia da parte di almeno uno dei Paesi coinvolti in un conflitto rimane bassa, così come rimangono latenti le controversie non risolte. La situazione si complica ulteriormente quando uno dei Paesi coinvolti ha già disatteso impegni presi in passato. È il caso della Russia: nel 2014 Putin ha violato gli accordi di Minsk, nati per fermare immediatamente i combattimenti nel Donbass, sfruttando al contempo le trattative di pace per rafforzare la presenza militare sul terreno. Il Minsk II, invece, secondo l’Ucraina ha rappresentato soltanto un pretesto per Mosca per gettare le basi dell’invasione avvenuta nel 2022. Pertanto, Kyiv non può avere certezza delle reali intenzioni della Russia.
Passando alle possibilità di successo del piano, secondo l’analisi, i punti con una maggiore probabilità di riuscita riguardano l’aspetto economico, che sarebbe in grado di mettere d’accordo tutte le parti coinvolte. Infatti, il piano di Trump prevederebbe che le aziende occidentali contribuiscano alla ricostruzione delle infrastrutture e dei sistemi energetici ucraini, che in futuro potrebbero essere integrati nel sistema energetico europeo per il trasporto del gas russo verso l’Europa. In questo modo, tutti ne trarrebbero beneficio: la Russia verrebbe reintegrata nell’economia occidentale e potrebbe rientrare nel G8.
L’aspetto “sicurezza”, secondo il CSIS, sarebbe invece strettamente legato alle sanzioni economiche nei confronti della Russia. Tuttavia, questo piano, oltre a prevedere l’eliminazione delle leve economiche occidentali, auspica persino il ritiro degli aerei NATO in Polonia.
I punti che contribuiscono a un fallimento del piano riguardano anche il riduzione all’esercito ucraino e la richiesta di riconoscere Crimea e Donbass come territori russi. Si tratta di compromessi tendenti a «massimizzare i vantaggi per la Russia», inaccettabili sia per l’Ucraina sia per l’Occidente.
In definitiva, il CSIS vede il piano come parte di un accordo più grande, legato a un insieme di influenze geopolitiche e, a sua volta, a situazioni trasversali riguardanti un’ampia gamma di tematiche, che va dal controllo degli armamenti, al nucleare, fino al cyberspazio. Il tutto, in un tentativo degli USA di mettere in atto un «grande riavvicinamento» con la Russia, per minare «l’asse autoritario» che collega Mosca con la Cina, l’Iran e la Corea del Nord.


