venerdì, 3 Aprile 2026
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La guerra invisibile dei cavi sottomarini: le nuove infrastrutture moderne

I cavi sottomarini sono l’infrastruttura nascosta che sostiene il traffico Internet mondiale, ma sono sempre più esposti a rischi geopolitici e sabotaggi. Stati Uniti, Cina e Russia competono per controllarli, mentre l’Europa resta ancora vulnerabile

Mentre una corsa allo spazio sembra ormai pienamente avviata, è fondamentale fare luce su ciò che sta accadendo negli ultimi anni negli abissi marini. Si tratta di nuove infrastrutture, niente meno che i vettori avanguardistici di informazioni in tutto il mondo.

I cavi sottomarini rappresentano una delle infrastrutture più critiche e, allo stesso tempo, meno discusse dell’economia globale, afferma Reuters. Trasportano la quasi totalità del traffico Internet mondiale e costituiscono l’ossatura fisica della connettività internazionale. Nonostante la loro importanza, rimangono vulnerabili a incidenti, sabotaggi e interferenze statali. Negli ultimi anni, la competizione geoeconomica attorno a queste dorsali digitali si è intensificata, trasformando il fondale oceanico in un nuovo spazio strategico.  

Il quotidiano indiano Mathrubhumi invece, afferma che i cavi sottomarini costituiscono l’infrastruttura più critica della connettività globale: trasportano oltre il 95% del traffico Internet mondiale e rappresentano un punto vulnerabile in un contesto geopolitico sempre più instabile. Le tensioni internazionali, i conflitti regionali e la competizione tra grandi potenze hanno trasformato gli abissi oceanici in una risorsa economica.

È questo il concetto di guerra fredda multipolare. Secondo Radio New Zealand, gli Stati Uniti avrebbero intensificato le restrizioni contro le aziende cinesi coinvolte nella posa di cavi sottomarini, temendo rischi di sorveglianza e accesso privilegiato ai dati. Parallelamente, la Cina continua a espandere la propria influenza attraverso consorzi tecnologici e investimenti infrastrutturali in Asia, Africa e Medio Oriente.

Nonostante l’Europa sia un hub digitale globale, manca ancora una strategia comunitaria per la protezione della rete dei cavi sottomarini. Gli Stati membri dipendono da consorzi privati e da infrastrutture spesso controllate da Big Tech statunitensi, con una conseguente mancanza di indipendenza e di leadership, riporta Cybernews.

Un articolo di Techradar puntualizza che oltre ai sabotaggi, anche incidenti “casuali” come ancore, pesca a strascico o terremoti possono interrompere la connettività di intere regioni. Le tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz hanno già rallentato o bloccato progetti infrastrutturali cruciali e con la crisi attuale nel Medio Oriente, sarà ancora più complesso portare a termine tali progetti.

Pertanto, il controllo delle nuove infrastrutture sottomarine permetterà di ottenere un’ulteriore forma di egemonia in un mondo sempre più imprevedibile. Attraverso le informazioni, si manipolano le persone e avere sotto controllo i cittadini comporta una maggiore libertà di perseguimento di interessi più oscuri. In altre parole, quella dei cavi sottomarini sarà l’ennesima possibilità di affermarsi tra le grandi potenze e ovviamente chi possiede già il controllo delle materie prime è già un passo avanti. Le grandi potenze come Stati Uniti, Cina, Russia stanno già trattando il fondale oceanico come un nuovo dominio strategico, mentre l’Europa corre, come spesso accade, per recuperare terreno.

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