Il presidente spagnolo ha ospitato a Barcellona la Global Progressive Mobilization, una mobilitazione delle forze progressiste di molti Paesi, dall’Africa all’Europa fino all’America Latina. Il quotidiano El País menziona anche la leader del primo partito di opposizione italiano, Elly Schlein, presente all’incontro insieme a tanti altri nomi della sinistra progressista globale, tra cui Lula, Sheinbaum e Mamdani.
L’occasione è buona per lanciare un segnale di unione e di forza alle destre nazionaliste al governo in tanti Paesi del mondo, in un momento geopoliticamente molto instabile.
Le guerre a Gaza e in Medio Oriente hanno suscitato una profonda indignazione che ha comportato tra le conseguenze anche la perdita di popolarità del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Inoltre, secondo El País, ci sono altri elementi che testimoniano la perdita di consenso delle destre e la voglia di mobilitarsi dei cittadini, a partire dalla sconfitta di Orbán alle elezioni in Ungheria per passare alla sconfitta del governo Meloni nel referendum sulla giustizia, arrivando fino alla vittoria schiacciante dei progressisti in diverse città francesi. In un mondo sempre più interconnesso, cresce l’intolleranza dei cittadini verso le ingiustizie globali, insieme alla richiesta di essere rappresentati da chiunque lotti per pace e giustizia.
Il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, presente all’incontro tenutosi a Barcellona, ha infatti rimarcato come questo momento di grande crisi rappresenti al contempo «un’opportunità unica per mobilitarsi, unire le forze del cambiamento progressista e forgiare un nuovo cammino di pace, democrazia e giustizia sociale».
Tuttavia, la nuova ascesa progressista non è da dare per scontata. Come afferma il quotidiano spagnolo, infatti, in Ungheria è stato un conservatore a sconfiggere il nazionalpopulista Orbán, e lo stesso vale per la Polonia, governata da Donald Tusk. In Germania, invece, il consenso dei socialdemocratici è attualmente «ai minimi storici», mentre l’America Latina è governata per lo più da partiti di estrema destra, che mantengono saldi i rapporti con gli Stati Uniti di Trump sia per convenienza che per paura, secondo quanto riporta El País.
L’idea di una forte unione progressista è stata dunque rilanciata da Pedro Sánchez, il quale, secondo un alto funzionario del Parlamento Europeo intervistato da Politico, «non si limita semplicemente a ricoprire la carica di presidente della Spagna, ma a esercitare una leadership europea». Secondo il funzionario, quest’ultimo potrebbe puntare alla carica di presidente del Consiglio europeo, sostituendo così Antonio Costa nella revisione intermedia del 2027.
Le forze progressiste del mondo considerano Sánchez «il motore» della nuova ondata di sinistra, che intende risalire la china e tornare a far sentire la voce di tante cittadine e cittadini che si sentono impotenti davanti alle nuove ingiustizie globali.
«Sánchez è il grande catalizzatore progressista del mondo» afferma Hana Jalloul Muro, vicepresidente dell’Internazionale Socialista e organizzatrice dell’incontro di Barcellona.
Tra le incertezze di un panorama geopolitico più che mai frastagliato, soffia un vento di cambiamento.


