La foresta di Białowieża rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta vergine in Europa ed è al tempo stesso un’area di confine strategica tra Polonia e Bielorussia. Negli ultimi anni è diventata anche un punto critico dal punto di vista geopolitico.
Dal 2022 il governo di Varsavia affronta una crisi migratoria lungo questo confine e ha avviato la costruzione di una barriera militarizzata alta 5 metri e lunga 118 chilometri. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il controllo e limitare i flussi migratori irregolari provenienti dalla Bielorussia. Come riportato da CNN, la Polonia accusa Mosca e Minsk di favorire l’arrivo di migranti, in gran parte provenienti da Medio Oriente e Africa, con l’intento di destabilizzare il Paese.
La situazione lungo il confine è stata documentata anche da organizzazioni internazionali. Un report di Human Rights Watch del 2021, intitolato “Die Here or Go to Poland”, descrive le condizioni del confine e le difficoltà affrontate dai migranti. L’area è sottoposta a controlli intensi da parte della polizia di frontiera e delle forze armate, che operano entro i limiti previsti dalla legge.
Accanto alle istituzioni opera un gruppo di volontari organizzati su base religiosa cristiana, che collaborano nel monitoraggio del territorio. Il leader di questo gruppo è l’ex lottatore di arti marziali miste Dariusz Sierhej. Il fenomeno riceve una copertura mediatica limitata, con informazioni disponibili soprattutto attraverso ricerche in lingua polacca. Sono presenti però sul web molti reportage e interviste a questi volontari, soprattutto al loro leader.
Secondo il ministro dell’Interno polacco Tomasz Siemoniak, il fenomeno migratorio è attualmente sotto controllo. Nei primi tre mesi del 2026, i tentativi di attraversare illegalmente il confine tra Polonia e Bielorussia sono diminuiti, come conseguenza di quella che il governo polacco definisce una «politica migratoria efficace» e un «rafforzamento delle attività» dei servizi preposti alla migrazione. Come riporta Euronews, il ministero dell’Interno conferma infatti un aumento della spesa nella protezione dei confini, con uno schieramento massiccio di agenti della Guardia di Frontiera sul confine orientale del Paese. Tuttavia, tra le diverse misure adottate vi è anche la sospensione temporanea del diritto d’asilo per «abuso di questo meccanismo» da parte dei migranti irregolari. Nonostante la riduzione del flusso migratorio che è diminuito del 96% dal 2022, l’esecutivo polacco non esclude l’applicazione di ulteriori misure di sicurezza. Il governo continua a investire nella costruzione di infrastrutture di frontiera al confine con la Bielorussia e mantiene temporaneamente sotto controllo anche i confini con Germania e Lituania.
Al tempo stesso, la Polonia è diventata un rifugio per gli oppositori del presidente bielorusso Lukashenko, molti dei quali sono stati imprigionati dal governo di Minsk, diventando oggetto di trattative con Varsavia. La Polonia ha infatti recentemente rilasciato diversi prigionieri russi o bielorussi in cambio della liberazione di detenuti polacchi o con doppia nazionalità, come riporta Reuters. Il ruolo di mediatore è stato attribuito a un inviato speciale per la Bielorussia nominato da Donald Trump, che in cambio ha avviato la revoca di alcune sanzioni imposte al Paese.
Roberto Paonessa, Laura Vargiu


