I rapporti tra Regno Unito e Argentina sono caratterizzati da una lunga e storica diatriba sulla legittimità del possesso delle Isole Falkland (per gli argentini “Islas Malvinas”). Le Isole, situate nell’Atlantico meridionale, a circa 500 km dalle coste argentine, sono sotto il controllo britannico sin dal 1833, quando le autorità inglesi rimossero quelle argentine, stabilitesi nell’arcipelago dopo averne rivendicato il possesso in quanto eredi dei territori spagnoli. Da quel momento, le tensioni tra britannici e argentini si sono susseguite culminando nel 1982 con la guerra delle Falkland, che vide la giunta militare argentina invadere le Isole ma venire sconfitta dagli inglesi dopo poco più di due mesi, quando le forze britanniche riconquistarono definitivamente l’arcipelago sotto la guida dell’allora Primo Ministro inglese Margaret Thatcher.
Oggi, il contenzioso è ancora in atto. Secondo Simon Jenkins, noto opinionista del The Guardian, «queste colonie prima o poi entreranno inevitabilmente a far parte dei rispettivi continenti. Non possono essere protette all’infinito da una potenza europea» segnala, ricordando che il Regno Unito investe ogni anno oltre 60 milioni di sterline in spesa per la difesa dell’arcipelago. Tuttavia, secondo il giornalista, l’instancabile difesa del territorio d’oltremare da parte della Corona britannica avrebbe «molto a che fare con il fatto che gli isolani, a differenza degli abitanti di Hong Kong o di Diego Garcia, che sono stati abbandonati, sono britannici bianchi».
Allo stesso tempo, Jenkins ricorda il referendum indetto nelle Falkland nel 2013, in cui il 99% dei 1517 elettori scelse di rimanere sotto la sovranità britannica, eventualità che pose fine a qualsivoglia discussione volta a una riapertura delle trattative.
Gli argentini, dal canto loro, non hanno mai archiviato la questione, come testimonia lo striscione da loro esibito alla fine della partita contro l’Inghilterra durante i mondiali 2026, sul quale campeggiava la scritta “Las Malvinas son argentinas” (Le Falkland sono argentine, n.d.r.). Come riporta La Nación, il governo delle Isole ha risposto di non volere una politica mischiata allo sport né che i suoi abitanti vengano utilizzati come una «pedina politica» contesa in ogni disputa tra Regno Unito e Argentina.
Ciononostante, due giorni dopo la vittoria dell’Argentina contro l’Inghilterra nella partita dei mondiali di calcio, il presidente argentino Javier Milei ha pubblicato un comunicato, riportato da El País, nel quale «rifiuta fermamente l’incursione della nave militare HMS Medway nelle acque dell’Atlantico meridionale», sotto la giurisdizione del Paese sudamericano. La nave avrebbe navigato la zona in difformità agli accordi bilaterali vigenti. Milei sottolinea nel comunicato che «l’incursione militare britannica in spazi sotto la giurisdizione argentina si aggiunge a una politica di azioni unilaterali incompatibili con le risoluzioni dell’ONU e con il dovere di entrambe le parti di astenersi dall’alterare la situazione finché la disputa sulla sovranità (dell’isola, n.d.r.) rimarrà in attesa di una soluzione».
Secondo quanto riportato dal The Guardian, l’Argentina non smetterà di rivendicare la sovranità sull’arcipelago, descritto da Jenkins come «una fortezza militare» i cui cittadini vivono «un’esistenza congelata, dall’altra parte del mondo rispetto al loro generoso protettore» il quale, prima o poi, avrà «il coraggio» di riaprire i negoziati.


