mercoledì, 7 Ottobre 2026
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Leone XIV all’UNESCO: l’intelligenza artificiale al servizio della persona

Migliaia di persone nella capitale francese inneggiano al papa americano, che richiama i rischi dell’era digitale e chiede un’intelligenza artificiale etica, capace di tutelare la dignità della persona e le nuove generazioni

Il viaggio apostolico del pontefice in Francia è cominciato nella mattinata di venerdì 25 settembre al palazzo dell’Eliseo; ad attenderlo il presidente francese Emmanuel Macron, insieme alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico.

Nel primo pomeriggio la delegazione vaticana si è spostata presso la sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dove il pontefice americano ha pronunciato un lungo discorso riferendosi agli effetti disastrosi delle guerre, alle ingiustizie sociali e ai rischi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Il tema della tecnologia è una costante nelle dissertazioni del pontefice; prima di lui, papa Bergoglio nel 2024 aveva puntato l’attenzione sui rischi dell’utilizzo dell’IA nei vari ambiti, mentre l’attuale papa nell’ultima enciclica Magnifica Humanitas si concentra sui rischi che corrono le persone nell’era digitale.

In questa sede il papa ha auspicato una tecnologia disarmata, ovvero slegata da logiche di profitto, affinché non siano gli interessi dei privati a prevalere su quelli della comunità intera; un’IA etica, al servizio dell’umanità, capace di scongiurare ogni forma di manipolazione o esclusione sociale.

L’articolo di El País del 25 maggio, a firma di Íñigo Domínguez, aveva già individuato nella stessa enciclica questi timori: «Leone XIV diagnostica con chiarezza l’effetto velenoso delle reti sociali e i nuovi metodi di comunicazione, e non ha alcun dubbio nell’intravedere una deriva totalitaria».

Come riporta EWTN, Prevost ha espresso un categorico “no” alla divinizzazione dell’IA: «Sebbene quei sistemi siano in grado di correlare i dati, non possono rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana, che affonda le sue radici nell’esperienza vissuta».

Il pontefice teme che la scorciatoia algoritmica non solo non permetta ai giovani di sperimentare le difficoltà dell’istruzione, ma impedisca loro di individuare le proprie inclinazioni. Tutto ciò potrebbe rappresentare un ostacolo all’educazione e il papa riprende le parole di san Giovanni Paolo II: «Educare significa aiutare l’uomo ad essere di più e non ad avere di più».

Il papa teme che in questo contesto venga negata la dignità a ciascun individuo, perché vede il rischio di una tecnologia che diventa un monopolio per i soli ricchi, sfociando in una nuova possibile forma di “colonialismo finanziario”.

La sua considerazione tocca i bambini e i giovani, con cui il pontefice nella serata di venerdì ha recitato il Regina Caeli.

Ottantamila giovani che nello Stade de France si sono ritrovati per pregare con il papa, per ascoltare la sua voce e che ritraggono una civilizzazione emergente che getta le basi per un nuovo umanesimo, nel cuore di un’Europa ormai scolarizzata.

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