La guerra in Ucraina ha modificato non soltanto gli equilibri di sicurezza europei, ma anche le dinamiche della diplomazia internazionale. Alcuni Stati del cosiddetto Global South, accanto al confronto tra Russia e Paesi occidentali, cercano di assumere un ruolo maggiore nella gestione del conflitto. Gli esempi principali e i più significativi di tale evoluzione sono India, Egitto e Turchia, che hanno proposto delle iniziative di risoluzione senza schierarsi apertamente.
Secondo Al Jazeera, nell’ottobre del 2026 l’Ucraina ha annunciato di aver ricevuto proposte diplomatiche da India, Turchia, Egitto e Stati Uniti per favorire tregue limitate. Le iniziative riguardano principalmente la protezione delle infrastrutture energetiche, dei porti e della navigazione commerciale nel Mar Nero. Quella indiana è stata indicata dal ministro degli Esteri ucraino Sybiha come “la più completa”, aggiungendo che l’India avrebbe manifestato per la prima volta la disponibilità a svolgere un ruolo attivo.
Come riportato nello stesso articolo di Al Jazeera, Nuova Delhi non ha reso il piano pubblico, ma alcuni media indiani hanno riferito che sarebbe composto da tre parti: una tregua strategica completa e la protezione dei porti, come Kiev ha sempre richiesto; una sezione basata sulla Black Sea Grain Initiative; una terza parte sull’importanza di proteggere le navi mercantili e gli equipaggi.
Il coinvolgimento di questi Paesi è dovuto principalmente a interessi economici e strategici concreti, non sono piani di pace completi per porre fine alla guerra, ma tentativi per ridurre gli effetti del conflitto tramite accordi mirati. Infatti, Russia e Ucraina sono tra i principali esportatori di cereali e prodotti energetici e le interruzioni delle rotte commerciali incidono sui mercati internazionali e sulla sicurezza alimentare. L’Egitto, dipendente dalle importazioni di grano, ha come principale interesse quello di garantire la continuità degli approvvigionamenti.
Anche la Turchia costituisce un attore importante in questo scenario. Ankara aveva già svolto un ruolo centrale nelle mediazioni del 2022 per l’accordo sul grano del Mar Nero, insieme alle Nazioni Unite. Il suo attuale coinvolgimento dimostra come le middle powers possano acquisire maggior importanza quando intrattengono rapporti con entrambe le parti e hanno come interesse primario la stabilità della regione.
È un fenomeno che si può interpretare alla luce della progressiva multipolarizzazione del sistema internazionale. Il Global South non è un blocco omogeneo dal punto di vista politico: Brasile, India, Turchia, Egitto e Sudafrica hanno interessi e rapporti diversi con Russia, Cina ed Europa. Inoltre, vari Stati hanno manifestato la volontà di non allinearsi completamente alle grandi potenze per una maggiore autonomia nelle decisioni internazionali.
La capacità di incidere degli attori del Global South dipenderà dalla possibilità di trasformare le iniziative di mediazione in accordi sostenibili e attuabili, in un contesto in cui prevalgono le decisioni delle grandi potenze come gli Stati Uniti e le intese bilaterali, quali l’accordo con la Russia per il rifornimento di diesel.


