Venerdì 9 ottobre è stata sospesa tutta la produzione nell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto, in ottemperanza al decreto della Corte d’appello di Milano. Il lunedì seguente si è tenuta una prima giornata di proteste per chiedere soluzioni al Governo, riporta Energy News. Lo sciopero dell’intera filiera Ilva ha visto coinvolti lavoratori da Nord a Sud, che hanno bloccato l’accesso alla raffineria Eni di Taranto. Dopo diversi giorni il blocco è stato rimosso. I lavoratori dell’acciaieria chiedono un tavolo con il Governo e un piano industriale. Lo stabilimento di Taranto conta circa 8.000 dipendenti, come riporta Reuters.
Nel frattempo, la società Acciaierie d’Italia (ADI) ha annunciato la fermata generale temporanea degli ex stabilimenti Ilva di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre. I sindacati e i primi cittadini delle due città hanno parlato della gravità della chiusura, non solo per gli stabilimenti coinvolti ma per l’intera siderurgia italiana, riporta Euronews.
L’attesa per la decisione della Cassazione arriva in un momento delicato per il Governo Meloni, che ha il compito di mantenere in vita il più grande produttore di acciaio del Paese mentre affronta le crescenti tensioni sociali, soprattutto nel Sud Italia, in vista delle elezioni nazionali. Il 20 ottobre la Corte si è riservata la decisione sui ricorsi, riporta AGI. Il Governo ha dunque prorogato il termine per la presentazione delle offerte per Acciaierie d’Italia, così da dare ai potenziali investitori il tempo di valutare l’impatto della decisione della Cassazione, riporta Reuters.
Tra i candidati c’è la statunitense Flacks Group, che ha aggiornato la propria proposta per il rilancio dell’ex Ilva. Il piano prevede la creazione di una nuova società, Flacksider, per la quale il gruppo cerca la partecipazione dello Stato italiano e di due partner industriali, riporta SteelOrbis.
Secondo SteelOrbis, la proposta di Flacks Group non è ancora del tutto definita, in particolare per quanto riguarda l’assetto proprietario, l’eventuale partecipazione dello Stato e la tabella di marcia prevista per l’investimento. Tuttavia, il gruppo ha dichiarato che intende ridurre l’impatto sui dipendenti, sottolineando che l’eventuale riduzione del personale sarebbe temporanea e verrebbe riassorbita con l’entrata in funzione dei nuovi impianti.
Tale proposta rappresenta un’alternativa a quella di un altro possibile investitore: l’indiana Jindal Steel International, il cui piano, secondo la ricostruzione di SteelOrbis, prevederebbe un maggiore ricorso a semilavorati importati. Secondo Flacks, questa scelta ridurrebbe la produzione primaria di acciaio a Taranto. Attualmente, entrambe le opzioni sono ancora oggetto di trattativa e non tutti i dettagli sono stati resi pubblici.
La decisione finale spetta dunque al Governo italiano e ai commissari straordinari, i quali dovranno valutare la solidità delle offerte e l’attuabilità degli investimenti, nonché l’impatto che questi avranno sui lavoratori e sull’ambiente.


