venerdì, 19 Agosto 2022
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“Trattato del Quirinale”: Macron a Roma

Dopo un "lungo ed intenso negoziato", Macron e Draghi firmano dinanzi al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il “Trattato del Quirinale”: segna un momento storico nelle relazioni tra i due Paesi

Venerdì 26 novembre, sono arrivati al Quirinale il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron per firmare il “Trattato per una cooperazione bilaterale rafforzata specifico per i settori di: “Affari esteri”, “Sicurezza e difesa”, “Affari europei”, “Cooperazione economica, industriale e digitale”, “Sviluppo sociale, sostenibile e inclusivo”, “Spazio”, “Istruzione e formazione, ricerca e innovazione”, “Cultura, giovani e società civile” e “Cooperazione transfrontaliera”.

Il Trattato inizia con un preambolo, in cui vengono indicati i valori fondativi, ed è seguito da dodici articoli: dieci specifici per ogni settore sopra indicato, uno inerente a “Organizzazione” e l’ultimo relativo a “Disposizioni finali”.

Secondo il Presidente del Consiglio Draghi, tra le iniziative concrete che si avvieranno, le più importanti sono: la costituzione del servizio civile italo-francese; la creazione di un’unità operativa condivisa a sostegno delle forze dell’ordine; la formazione di un Comitato di cooperazione transfrontaliera, per promuovere le relazioni tra regioni di confine; la strutturazione di un meccanismo per cui, almeno una volta ogni trimestre, un ministro italiano parteciperà a un Consiglio dei Ministri del Governo francese, e viceversa ed infine, le nuove forme di cooperazione nella ricerca e nella cooperazione. 

I rapporti tra Francia e Italia non sono sempre stati molto lineari, infatti questo Trattato è il risultato di un “lungo e intenso negoziato” iniziato nel 2017. 

In quell’anno, l’europeista Emmanuel Macron diventa Presidente della Repubblica francese e l’allora governo di centrosinistra guidato da Paolo Gentiloni accoglie con favore la sua nomina, dimostrando la volontà di avviare i lavori per la costituzione di un Trattato bilaterale.

Per questo motivo, nel 2018 Macron si reca a Roma, con l’intento di incontrare il Presidente del Consiglio italiano per gettare le basi per l’avvio dei lavori: era previsto che, entro la fine dell’anno, si arrivasse alla firma del Trattato.

Con le elezioni governative del 4 marzo, però, i rapporti tra i due Paesi cambiano: il Presidente Macron viene criticato da Lega e Movimento 5 Stelle, i due partiti politici di maggioranza del governo entrante, il Conte I, per la gestione della crisi migratoria, della crisi libica ed del fenomeno dei “gilet gialli”. 

Solo con la Presidenza del Consiglio di Mario Draghi, ex Presidente della Banca centrale europea, si torna ai toni del 2017, solo in un’Europa più complicata soprattutto per il vuoto politico lasciato dall’assenza della cancelliera Angela Merkel all’interno dell’Unione.

Nell’era post-Merkel, ogni Stato membro sta cercando di riequilibrare la sua influenza nell’eurozona per riempire, appunto, questo vuoto: secondo il Financial Times, Macron può “beneficiare di una relazione più salda, mettendo d’accordo anche i moderati del suo paese e assicurarsi una garanzia in più per le elezioni del 2022” e dall’altro canto, Draghi può rafforzare la presenza dell’Italia nelle politiche europee.

Le Monde, inoltre, ritiene che il Quirinale sia stato scelto come luogo per firmare il Trattato per spingere il più possibile un parallelo con il “Trattato dell’Eliseo”: firmato nel 1963 dal presidente De Gaulle e dal cancelliere Adenauer, ha portato ad una fase di proficua e intensa collaborazione bilaterale.

Laura Ponte
Studentessa della Facoltà di Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale
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