martedì, 9 Agosto 2022
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Il “Gennaio di sangue” in Kazakistan

In Kazakistan il 2 gennaio sono cominciate le proteste all'interno della capitale contro il rincaro del GPL e degli alimenti

Le proteste in Kazakistan sono cominciate il 2 gennaio nella capitale, a seguito dell’aumento dei prezzi sul consumo del Gas di Petrolio Liquefatto (GPL), degli alimentari, e della benzina per il trasporto.

Secondo quanto riportato da Eurasianet, il 5 gennaio del 2022 la città più grande del paese, Almaty, ha vissuto un quasi completo “blocco delle informazioni”. Soltanto il giorno prima infatti, il 4 gennaio, la polizia del paese aveva disperso i manifestanti con l’utilizzo di gas lacrimogeni, manganelli e granate stordenti. A quel punto, dopo che i manifestanti avrebbero preso d’assalto e occupato il palazzo del governo regionale, l’Akimat, le forze governative hanno aperto il fuoco.

Le autorità hanno tentato di evitare l’inasprimento della violenza di quello che diverrà noto come “Il Gennaio di Sangue” tramite il blocco di Internet.

Almeno 230 vite sarebbero rimaste coinvolte nello spargimento di sangue.

Daulet Zhabarbekov, una guardia della sicurezza di 23 anni, ha dichiarato ai microfoni di Eurasianet di essersi trovato sotto una raffica di proiettili in una delle giornate di protesta, e afferma di aver perso subito conoscenza a seguito dei colpi di cui è stato vittima.

«Onestamente non posso dire nulla. Non ho visto chi mi ha sparato con i miei occhi» dichiara Zhabarbekov, che, dopo esser stato portato in ospedale, ha subito un’operazione in cui gli è stata asportata parte dell’intestino, nel rimuovere i proiettili.

La guardia ha inoltre dichiarato che sono seguiti giorni di torture perpetrate ad opera degli ufficiali delle forze dell’ordine.

Nel dichiarare lo stato d’emergenza, il presidente kazako Tokayev ha deciso di sciogliere il governo, arrestare il capo dei servizi segreti Karim Massimov, e chiedere formalmente aiuto all’ODKB, il Trattato di sicurezza collettiva, che comprende, oltre al Kazakistan, l’Armenia, la Bielorussia, Kyrgyzstan, Russia e Tajikistan.

Tokayev avrebbe motivato la richiesta di aiuto all’ODKB con la presenza di “forze straniere” che avrebbero l’obiettivo di perpetrare un “colpo di stato”, dichiarando inoltre che ci sarebbero circa 20.000 terroristi addestrati in Asia centrale e Medio Oriente che hanno preso d’assalto Almaty. A seguito della richiesta, l’ODKB ha dispiegato 2.500 uomini per proteggere i punti strategici del Kazakistan. Tuttavia, dieci giorni dopo, i soldati sono rientrati nei loro paesi d’origine alla notizia di Tokayev, secondo cui “la calma era ristabilita”.

A seguito delle proteste, migliaia di persone sono in attesa di un processo sulla base di accuse che vanno dall’alto tradimento allo sciacallaggio.

Alexei Trochev, esperto di politica, ha dichiarato che i giudici in Kazakistan «mostrano costantemente “pregiudizi accusatori”, e si schierano sempre dalla parte dell’azione penale statale sia in fase processuale che in fase preliminare».

Elena Panniello
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione (LM94)
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