Il 10 dicembre il nostro ateneo, in collaborazione con Puntosrt, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e l’Ente Nazionale Sordi, ha organizzato l’evento “Accessibilità audiovisiva agli spettacoli dal vivo. Audiodescrizione e sottotitoli per teatro ed eventi culturali”. Il team Radio Unint ha poi intervistato il professore e direttore di Puntosrt, Stefano Raimondi.
Oggi siamo con il Dottor Raimondi, direttore generale di Puntosrt. Volevamo chiedere innanzitutto cosa significa oggi accessibilità audiovisiva per gli spettacoli dal vivo e perché è un tema urgente.
Accessibilità agli spettacoli dal vivo vuol dire urgenza in questo momento urgenza, perché siamo in un momento in cui la produzione audio-video, in generale, ma anche dal vivo, sta diventando un qualcosa di molto tangibile, di molto diffuso in tutta Italia. Si va dai piccoli teatri ai grandi teatri, ma in realtà ogni spettacolo dal vivo e ogni iniziativa culturale comunque coinvolge tante persone in tutto lo stivale, per tutte le regioni e quindi il fatto che in questo momento in Italia manchi ancora un concetto di linee guida e, di conseguenza, anche una diffusione dei due strumenti più diffusi per l’accessibilità audiovisiva – che sono l’audiodescrizione e la sottotitolazione – questa mancanza genera un divario che si sta ampliando sempre di più tra chi può accedere avendo chiaramente un deficit sensoriale, che quindi in questo caso non può accedere, e chi invece può fruire di questi spettacoli essendo, brutto termine da dire ma va usato, normodotato, ecco.
Quanto l’innovazione tecnologica pesa sul settore lavorativo?
È una domanda importante ma la risposta è complessa, nel senso che in questo momento siamo circondati da tecnologie e da innovazione perché oltre ad avere il bagaglio storico accumulato negli anni, abbiamo anche le innovazioni degli ultimi anni, quelle che sono un po’ sotto gli occhi di tutti. Il termine, la locuzione “intelligenza artificiale” ormai è abbastanza inflazionata, la mettiamo anche dove non dovrebbe essere probabilmente. In questo caso però dobbiamo cercare di sfruttare tutti questi nuovi strumenti che sono a nostra disposizione non tanto per usarli fine a se stessi e prenderli e trapiantarli direttamente in qualcosa che deve essere fruizione accessibile, ma dobbiamo ragionare e riflettere su come questi strumenti possono effettivamente integrarsi con quello che già c’è e aiutare in questo caso in modo moltiplicativo tutte le produzioni che in questo momento necessitano di un ausilio e che magari fino a oggi, senza questi nuovi strumenti, facevano fatica ad affermarsi e a diffondersi.
Ecco, lei prima ha nominato l’Italia e l’inesistenza attualmente di linee guida. Invece a livello internazionale esistono degli standard che guidano il vostro lavoro?
Anche questa domanda ha più strati di risposta. In questo caso parlerò esclusivamente di disabilità, noi come comunità internazionale ci siamo sempre rifatti al modello inglese che fondamentalmente è stato il primo che ha cominciato a porre delle linee guida che poi sono state ricalcate e riprese da tutte le singole nazioni. Il problema qual è? In questo caso non parlo solo di Italia, ma parlo di tutti i Paesi che cercano di applicare l’accessibilità, ognuno ha avuto una sua interpretazione che da un certo punto di vista è dovuta visto che bisogna fare una sorta di localizzazione di dove poi questa accessibilità va applicata. Dall’altra parte però ha creato una miriade di regole, se vogliamo anche un po’ incontrollate, che definiscono molte forme di accessibilità diverse che purtroppo non danno un’unica linea che invece sarebbe quella auspicabile. In Italia, e concludo, sicuramente c’è un’ulteriore frammentazione e questo è il principale dei problemi per i quali mi spendo per cercare di cambiare le cose. Da questo punto di vista, abbiamo tante tipologie di applicazione di accessibilità anche nobili perché chiaramente ognuno vuole provare a promuoverla per i propri prodotti, ma che non si rifanno a un’unica linea guida e quindi noi possiamo semplicemente girare i canali della televisione piuttosto che passare da una piattaforma di streaming all’altra e vedere, parlo per quanto riguarda la sottotitolazione, una linea guida sovrapposta a un’altra, un qualcosa con i colori, un qualcosa senza colori, dei simboli che spesso non coincidono… E questo chiaramente all’utente finale non fa bene e crea solamente confusione.


