Dall’inizio di giugno, l’Albania è interessata da proteste scoppiate in seguito all’avvio dei lavori per la costruzione di un resort di lusso sulla costa meridionale del Paese.
In base a quanto riportato da Reuters, il progetto ha un valore di circa 1,4 miliardi di euro e prevede lo sviluppo di un tratto di costa ancora incontaminato nei pressi della Laguna di Narta, un’area protetta che ospita fenicotteri, foche e siti di nidificazione delle tartarughe marine. L’arrivo dei macchinari ha scatenato le prime proteste sul posto, seguite da altre più grandi nella capitale, dove i manifestanti si sono radunati davanti alla sede dell’ufficio del primo ministro e di Rama per chiederne le dimissioni.
La società responsabile del progetto è Affinity Partners, di proprietà di Jared Kushner, genero del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo Al Jazeera, il piano prevede la realizzazione di un complesso residenziale e commerciale lungo la costa, con hotel, appartamenti e ville, e la trasformazione di una ex base militare in una struttura ricettiva di lusso. Inoltre, è già in corso la costruzione di un aeroporto all’interno di Narta, vicino a Valona. Tutto questo è stato reso possibile da una legge approvata dal Parlamento albanese che ha rimosso il divieto di costruire all’interno delle aree protette.
Secondo The Guardian, il settore immobiliare e il turismo di lusso generano una crescita economica più rapida, pur comportando potenziali impatti sulle risorse naturali. I residenti sono ben consapevoli del fatto che lo sviluppo immobiliare, non accompagnato da adeguate politiche pubbliche, renderà sempre più difficile acquistare o affittare una casa, costringendo molti cittadini a lasciare il Paese.
I partecipanti alle manifestazioni, ormai diffuse sia in altre città albanesi sia oltre i confini, sono in costante aumento. Stando a quanto riportato da Politico, i residenti temono che, una volta completato il resort, non avranno più la possibilità di accedere liberamente all’area, e che “non esisteranno più aree protette se sarà permesso a chiunque abbia i soldi di costruirvi”.
La preoccupazione principale resta comunque l’atteggiamento del Governo Rama. Il premier ha rilasciato dichiarazioni giudicate controverse dagli oppositori, sostenendo che gli immobiliaristi stranieri come Kushner sono più importanti per l’Albania rispetto al suo stesso popolo. Come riporta Reuters, per il primo ministro la priorità è evitare a tutti i costi di dare l’impressione di essere uno Stato in cui gli investitori non si sentano i benvenuti. Tuttavia, questa ambizione di trasformare il Paese nelle “Maldive d’Europa” rischia di aumentare la pressione sull’ambiente e non garantisce reali benefici ai cittadini.
La situazione in Albania dimostra che questo tipo di mobilitazione è possibile e adesso per i manifestanti è arrivato il momento di passare dalla resistenza alla proposta di soluzioni, cercando di unirsi per sostenere una causa comune. Stavolta, sembra che non sia l’Albania a dover rincorrere l’Europa, ma che possa guidarla, dando al continente una lezione di rispetto per il proprio territorio.


