Il 28 giugno il Presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato le proprie dimissioni, che saranno ufficializzate nelle prossime settimane.
L’origine della crisi risale al 1° novembre 2024, con il crollo della tettoia esterna della stazione ferroviaria di Novi Sad, seconda città del Paese, che ha provocato 16 vittime. Subito dopo il tragico incidente, migliaia di persone si sono riunite a Belgrado per manifestare contro quello che hanno definito il risultato della corruzione e della cattiva gestione dei progetti di costruzione da parte del Governo. Da allora, come riporta Reuters, le proteste, represse duramente dal Governo, non si sono fermate, diventando le più grandi dal rovesciamento di Slobodan Milošević nel 2000. Il 20 giugno, gli studenti, protagonisti delle manifestazioni, si sono riuniti nuovamente a Novi Sad per ricordare le vittime del crollo e richiedere elezioni anticipate.
Secondo Internazionale, l’annuncio delle dimissioni del Presidente ha suscitato notevole stupore, considerando che Vučić domina la scena politica serba e che il suo mandato sarebbe scaduto solo nel 2027.
Al momento, gli obiettivi del Presidente non sono chiari. Il tempismo di questo annuncio, subito dopo la richiesta da parte delle piazze, non sembra essere casuale. Secondo diversi osservatori, fare un passo indietro prima di un’eventuale sconfitta elettorale rappresenterebbe una precisa strategia per arginare il consenso ottenuto dal movimento studentesco negli ultimi mesi. Pur non avendo specificato la data esatta del suo addio, Vučić ha già chiarito il passo successivo: guiderà il Partito progressista serbo (SNS) alle prossime elezioni anticipate, sotto il cartello elettorale “Serbia Unita”.
La conseguenza più immediata delle sue dimissioni sarà la caduta del Governo guidato dal primo ministro Đuro Macut, il cui mandato sarebbe scaduto a fine 2027. Per quanto riguarda lo scenario elettorale, non è ancora certo se il voto per il nuovo Presidente sarà accorpato a elezioni parlamentari anticipate, l’unico scenario che permetterebbe di esprimere un nuovo governo. Come riportato da Balkan Insight, Vučić è infatti al suo secondo mandato presidenziale consecutivo e, in base alla Costituzione, non potrebbe ricandidarsi per una terza volta come capo di Stato.
Per questo motivo, secondo Euractiv, la vera strategia del SNS è un’altra: presentare Vučić come leader e volto della lista elettorale per poi, in caso di vittoria alle urne, nominarlo nuovamente primo ministro. Aleksandar Ivković, ricercatore del Centre for Contemporary Politics (ONG che si occupa di riforme democratiche e di integrazione europea della Serbia), ha dichiarato che anticipare le elezioni di pochi mesi non comporta cambiamenti significativi. Tuttavia, la tempistica lascia pensare che il fine di Vučić sia rafforzare la percezione che sia lui stesso a controllare la politica del Paese, oltre a destabilizzare i suoi avversari. Radomir Lazović, co-presidente del partito di opposizione Movimento della Sinistra Verde (ZLF), è dello stesso avviso, aggiungendo che la vera intenzione del SNS è semplicemente “dare l’impressione di star facendo qualcosa”.
Attualmente la situazione è ancora carica di incertezze, frutto di una strategia politica pianificata nei dettagli. Ciò che appare evidente è che Vučić non ha alcuna intenzione di lasciare la scena: al contrario, la sua mossa sembra garantirgli un ruolo da protagonista anche in futuro.


