La guerra in Ucraina e le recenti tensioni in Iran hanno riportato al centro del dibattito un nodo cruciale per l’Italia: la dipendenza energetica dall’estero. Già a partire dal 2022, il governo italiano ha avviato una strategia volta alla diversificazione degli approvvigionamenti, puntando su nuovi accordi con Paesi vicini e, soprattutto, con Stati terzi rispetto all’Unione europea.
Fino al 2021, la Russia rappresentava il principale fornitore di gas. Oggi, invece, il primo partner è l’Algeria, attore strategico che copre gran parte della quota precedentemente importata da Mosca. Secondo Euronews, l’intesa si basa sul gasdotto sottomarino TransMed. La tratta commerciale africana include anche accordi, seppur minori, con Libia e Congo. Questa rotta si è rivelata fondamentale durante la recente crisi in Medio Oriente, area in cui si colloca un altro partner chiave: il Qatar, responsabile di circa il 10% delle importazioni di gas liquefatto, con accordi rafforzati già dal 2022.
Spostandosi verso est, emerge il ruolo crescente dell’Azerbaigian. A partire dal 2020, Baku è entrata nella supply chain italiana, e contribuisce in modo significativo al distacco energetico da Mosca. Come riporta Caspian News, grazie al gasdotto TAP, il Paese è diventato uno dei principali fornitori per l’Italia.
Tra i nuovi attori c’è anche la Norvegia, sebbene in modo indiretto: il gas arriva infatti attraverso la rete europea, passando da Germania e Svizzera. L’insieme di questi accordi ha avuto un impatto rilevante anche sul piano industriale, in particolare per Eni, coinvolta in molte delle iniziative e protagonista di una crescita significativa, con un incremento del valore di mercato pari al 126%.
Sul fronte petrolifero, la situazione iniziale era analoga, con una forte dipendenza dalla Russia. Dopo il 2022, l’Italia ha quindi ridefinito la propria strategia, ridisegnando la rete dei fornitori. Oltre ai rapporti con Paesi nordeuropei e africani, un ruolo centrale è svolto dai Paesi dell’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), che oggi forniscono circa il 55–60% del greggio importato. La rilevanza di questi partner è stata confermata anche sul piano diplomatico. Come riportato da Reuters, durante le recenti tensioni nel Golfo Persico, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso parte a incontri non annunciati con i leader di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di mostrare sostegno e proteggere le forniture energetiche italiane.
Parallelamente, Roma ha rafforzato la cooperazione con il Kazakistan, grazie alla sua capacità di esportare petrolio evitando rotte che coinvolgono la Russia. Secondo l’Astana Times, il Kazakistan copre oggi il 14,6% delle importazioni di greggio nel Bel Paese.
Nel complesso, le scelte energetiche dell’Italia appaiono coerenti con il contesto internazionale. Tuttavia, permane un limite strutturale: la necessità di accelerare ulteriormente il processo di diversificazione delle forniture, riducendo la dipendenza esterna e investendo con decisione nello sviluppo di tecnologie green e fonti rinnovabili, tentando di rendersi il più autonomi possibile e garantendo ai cittadini una maggiore protezione da eventuali crisi future.


