venerdì, 29 Maggio 2026
HomeL'Italia nel MondoSe l’Albania entra nell’UE: cosa succede con i CPR

Se l’Albania entra nell’UE: cosa succede con i CPR

Il protocollo Roma-Tirana sui centri di rimpatrio potrebbe essere sospeso in caso di adesione dell’Albania all’UE, prevista entro il 2030.

«L’accordo Italia-Albania sui centri di rimpatrio non verrà rinnovato nel 2030, perché saremo membri dell’Unione europea». Aveva esordito così il Ministro degli esteri albanese Ferit Hoxha in un’intervista che, come riporta The New Union Post, ha destato grande scalpore per una notizia che, in realtà, non aveva nulla di nuovo. Roma ha infatti potuto stipulare l’accordo con Tirana perché l’Albania non è un membro dell’Unione. O meglio, non ancora. Il Paese è infatti prossimo all’ingresso nell’UE, che dovrebbe avvenire entro il 2030 e segnerebbe irrimediabilmente la fine dell’accordo sui CPR, per lo meno alle condizioni attualmente in vigore. Come ricorda Eleonora Testi, Senior Legal Officer presso l’European Council on Refugees and Exiles (ECRE), una rete europea di ONG che si occupa della tutela dei diritti di rifugiati e richiedenti asilo, «se l’Albania entrasse nell’Unione diventerebbe territorio europeo, con conseguente applicazione del regolamento di Dublino», secondo cui l’esame della domanda d’asilo spetta al primo Paese UE in cui il migrante è entrato. I trasferimenti nei CPR in Albania non potrebbero essere giustificati neanche da accordi di riammissione, a cui si fa ricorso quando un migrante entra in uno Stato europeo senza aver prima presentato domanda di asilo, poiché, nel caso in questione, è l’Italia stessa a trasferire volontariamente i migranti.

Ad ogni modo, alle dichiarazioni di Hoxha hanno fatto seguito quelle del premier Edi Rama, il quale ha subito precisato che il protocollo Italia-Albania rimarrà in vigore «finché l’Italia lo vorrà». Tuttavia, la contraddizione è alla luce del sole, come precisa il The New Union Post: se l’Albania entrerà nell’UE, l’attuale protocollo dovrà necessariamente cessare.

Ciononostante, la Presidente del Consiglio Meloni rilancia l’accordo come modello di ispirazione per altri Paesi, specie a seguito del Consiglio d’Europa del 16 maggio 2026, ai margini del quale è stata firmata una dichiarazione riguardante una nuova interpretazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani, che contemplerebbe anche la presenza di centri di rimpatrio in Paesi terzi. Euronews riporta le dichiarazioni del sottosegretario italiano agli affari esteri Massimo Dell’Utri, secondo cui il nuovo documento, approvato durante il recente Consiglio d’Europa, riconosce la necessità di affrontare prontamente le sfide dell’immigrazione irregolare per difendere la sicurezza nazionale, anche attraverso l’uso di strumenti di cooperazione con Paesi terzi. Tra questi strumenti vi sono i centri di rimpatrio, come sottolinea Meloni, che evidenzia la natura prettamente italiana dell’iniziativa.

Il modello Albania prevede che le richieste di asilo siano valutate esclusivamente dall’Italia, attribuendo inoltre all’Italia la responsabilità del trasferimento dei migranti, nonché l’utilizzo di personale italiano, che opera sotto la giurisdizione italiana. L’Albania, invece, mette a disposizione il territorio e le guardie di sicurezza esterne. Si stima che il costo dell’accordo, per l’Italia, si aggiri intorno ai 985 milioni di euro in cinque anni.

Laura Vargiu
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
RELATED ARTICLES

In evidenza

I più letti