In Italia il principio giuridico dello ius sanguinis, che sancisce l’acquisizione della cittadinanza italiana per discendenza, trova una prima formulazione nel 1865 ed è stato sistematizzato con la legge del 1912, con l’aggiunta di una clausola che sanciva il mantenimento della cittadinanza italiana indipendentemente dal luogo di nascita e di residenza.
Secondo questo principio, qualsiasi cittadina o cittadino con antenati italiani può ottenere il diritto alla cittadinanza, a determinate condizioni e senza limiti di generazione. Tuttavia, d’ora in avanti, le cose andranno diversamente.
La nuova legge, introdotta nel marzo 2025 mediante un decreto-legge, limita infatti il diritto all’acquisizione della cittadinanza italiana a due generazioni: quella dei genitori o quella dei nonni. Questi devono aver posseduto esclusivamente la cittadinanza italiana al momento della nascita del discendente, o al momento della propria morte, qualora questa fosse avvenuta prima. Pertanto, l’accesso alla cittadinanza per discendenza risulta fortemente limitato, circostanza che implica a sua volta l’impossibilità per coloro che vogliono trasferirsi all’estero di tramandare ai propri discendenti la cittadinanza italiana.
Tale restrizione, che ha suscitato l’interesse di diversi media internazionali, come La Nación, è stata contestata dal Tribunale ordinario di Torino, il quale ha sollevato questioni di legittimità costituzionale prontamente respinte dalla Corte costituzionale, secondo cui tali questioni sarebbero «non fondate», finanche «inammissibili».
Come ricorda la CNN, tra il 1861 e il 1918 milioni di italiani dovettero lasciare il Paese in cerca di una vita migliore, ma continuarono a sentirsi italiani e scelsero di mantenere la cittadinanza nonostante non vivessero più nella loro madrepatria.
Secondo Corrado Caruso, professore di diritto dell’Università di Bologna, intervistato dalla CNN, nonché uno degli avvocati a opporsi alla nuova legge, sono diverse le ragioni per cui la concessione della cittadinanza viene considerata problematica: il numero delle richieste è molto elevato, i consolati sono saturi e non c’è una vera considerazione nei confronti dei discendenti, i quali vengono considerati estranei ai doveri dei cittadini italiani, non abitando nel Paese e non pagando le tasse. L’altro punto è invece di matrice geopolitica: questi cittadini possono girare il mondo utilizzando il passaporto italiano, e questo potrebbe aver generato «delle pressioni da parte di alleati storici dell’Italia».
Secondo la CNN, tra il 2014 e il 2024 il numero dei cittadini italiani residenti all’estero è aumentato di 1,8 milioni, arrivando quindi a toccare i 6,4 milioni nel 2024. Uno dei paesi particolarmente interessati da questo incremento è l’Argentina, in cui i consolati italiani hanno elaborato 30 mila domande solo nel 2024, 10 mila in più rispetto all’anno precedente.
Lo stesso Javier Milei, presidente dell’Argentina, ha ricevuto la cittadinanza italiana per discendenza proprio durante una visita di Stato in Italia tre mesi prima dell’introduzione del nuovo decreto.
La regione italiana maggiormente colpita dall’esodo è la Sicilia, dalla quale sono emigrate oltre mezzo milione di persone tra il 2020 e il 2024. A fronte di questa emigrazione di grande portata, a Mussomeli, comune della provincia di Caltanissetta, sono stati assunti molti medici argentini per sopperire a un organico ormai insufficiente. Tuttavia, a seguito delle nuove restrizioni, nuove assunzioni tramite canali facilitati legati alla cittadinanza italiana non saranno più possibili.
Intanto, il dibattito si è spostato alla Corte di cassazione, di cui si attende la decisione finale.


