La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) è stata completata nel 2025, riportando in primo piano le tensioni tra Etiopia ed Egitto e riposizionando al centro del dibattito internazionale il controllo delle risorse idriche nel bacino del Nilo. Quella che inizialmente sembrava una disputa legata alla produzione di energia elettrica si sta progressivamente trasformando in una competizione per l’influenza geopolitica nel Corno d’Africa.
Il progetto della GERD è stato avviato nel 2011 e rappresenta da oltre un decennio uno dei principali motivi di frizione tra Il Cairo e Addis Abeba. Come riportato da Reuters, la diga è la più grande centrale idroelettrica del continente africano e uno dei principali pilastri della strategia economica etiope.
Per l’Egitto, tuttavia, la questione riguarda soprattutto la sicurezza nazionale. Il Paese nordafricano dipende infatti dal Nilo per oltre il 90% del proprio fabbisogno idrico e teme che il controllo esercitato dall’Etiopia sul Nilo Azzurro possa tradursi in una riduzione del flusso d’acqua nei periodi di siccità. Come riportato da The Guardian, Il Cairo continua a sollecitare un accordo giuridicamente vincolante sulla gestione della diga, mentre Addis Abeba sostiene di esercitare un diritto sovrano allo sviluppo delle proprie risorse naturali.
Alla questione idrica si affianca quella geopolitica. Come riferisce AlHurra, l’Egitto ha rafforzato la cooperazione con l’Eritrea nel tentativo di garantire agli Stati costieri la gestione della sicurezza del Mar Rosso e delle principali rotte marittime. Anche il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affrontato il tema durante gli incontri sulla sicurezza regionale svoltisi a margine del G7 di Evian, segnale del crescente interesse internazionale verso gli equilibri della Valle del Nilo.
La GERD rappresenta però molto più di una semplice infrastruttura energetica. Nel campo delle relazioni internazionali viene sempre più utilizzato il concetto di hydro-hegemony, che descrive la capacità di uno Stato di utilizzare il controllo delle risorse idriche come strumento di influenza politica, economica e strategica. In questo senso, la diga consente all’Etiopia di rafforzare la propria posizione negoziale nei confronti dei Paesi a valle e di ridefinire gli equilibri storici del bacino del Nilo. Come evidenziato dal GIGA Institute e da numerosi studi sul tema, la GERD rappresenta uno dei primi progetti in grado di mettere concretamente in discussione l’egemonia esercitata per decenni dall’Egitto sul fiume.
L’obiettivo di Addis Abeba va oltre la produzione di energia destinata al mercato interno. Il governo etiope punta a trasformare il Paese in un hub energetico dell’Africa orientale, esportando elettricità verso Sudan, Gibuti, Kenya e Sud Sudan attraverso una rete di interconnessioni regionali. L’energia diventa così uno strumento di politica estera capace di rafforzare l’influenza economica dell’Etiopia nei confronti dei Paesi confinanti.
Questa strategia si inserisce in un progetto più ampio di proiezione della potenza etiope. Negli ultimi anni Addis Abeba ha infatti intensificato gli sforzi per ottenere un accesso diretto al Mar Rosso, come dimostrano gli accordi siglati con il Somaliland per l’utilizzo del porto di Berbera, che hanno provocato forti tensioni diplomatiche con la Somalia e un riavvicinamento tra Mogadiscio ed Egitto, come riportato da Reuters.
La competizione tra Etiopia ed Egitto appare quindi destinata ad andare oltre la gestione delle acque del Nilo. La GERD è divenuta il simbolo di un nuovo equilibrio regionale nel quale infrastrutture, energia e risorse naturali diventano strumenti di politica estera. Più che una semplice diga, il progetto rappresenta il tentativo di Addis Abeba di consolidare il proprio ruolo come principale potenza del Corno d’Africa, proiettando la propria influenza attraverso il controllo delle risorse strategiche e delle principali direttrici economiche della regione.
Roberto Paonessa, Lisia Petrini


