Il sistema climatico globale si trova a un punto di svolta critico con la conferma ufficiale dell’insorgenza di El Niño, un fenomeno che può favorire fenomeni meteorologici estremi in diverse aree del mondo. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) aveva già indicato una probabilità dell’80% di pieno sviluppo delle condizioni di El Niño tra giugno e agosto, percentuale che sale al 90% per i mesi successivi. Le testate UN News e ReliefWeb concordano sulla gravità della situazione, delineando uno scenario caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale.
El Niño non è un evento isolato, ma una fase del ciclo ENSO (El Niño-Southern Oscillation), che si alterna con la sua controparte fredda, La Niña. Questo fenomeno climatico, che si verifica tipicamente ogni due o sette anni, ha una durata che oscilla tra i nove e i dodici mesi, raggiungendo la sua massima intensità tra novembre e febbraio. Sebbene sia un fenomeno naturale, la sua interazione con il riscaldamento globale ne amplifica gli effetti: come riportato da UN News, pur non essendoci prove che il cambiamento climatico aumenti la frequenza di El Niño, esso fornisce certamente più energia e umidità, esasperando ondate di calore e precipitazioni violente.
Le analisi pubblicate da ReliefWeb offrono una panoramica dettagliata e geograficamente circoscritta delle previsioni per il periodo luglio-settembre 2026. Le proiezioni indicano una elevata probabilità di temperature superiori alla media in quasi tutte le aree popolate tra i 60° sud e i 60° nord. Sul fronte delle precipitazioni, il quadro appare frammentato: mentre il Pacifico equatoriale, il Sud Europa e gli Stati Uniti sud-occidentali potrebbero affrontare precipitazioni superiori alla media, regioni come l’Australia, l’India e il Nord Europa si preparano a una significativa siccità.
Emergono tuttavia sfumature diverse tra le due fonti nel modo di trattare l’impatto del fenomeno. UN News pone un accento particolare sulla dimensione umana e sistemica, evidenziando come l’impronta di El Niño colpisca duramente l’agricoltura, le forniture energetiche, le catene di approvvigionamento e i mezzi di sussistenza di intere regioni. La testata sottolinea l’urgenza lanciata dal Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, affinché il mondo tratti questa conferma come un “allarme climatico urgente”, spingendo i governi a investire in sistemi di allerta precoce per salvare vite umane.
D’altra parte, ReliefWeb si focalizza maggiormente sugli aspetti tecnici e operativi della risposta scientifica, descrivendo la mobilitazione della WMO attraverso webinar, scambi tecnici e il rafforzamento del coordinamento regionale. Viene inoltre specificato un dettaglio tecnico rilevante: la WMO non utilizza ufficialmente il termine “Super El Niño”, preferendo classificare gli eventi in base a categorie di intensità che vanno da “debole” a “molto forte”.
La prevenzione rappresenta il principale strumento per ridurre gli impatti. Il precedente episodio del 2023/24 è stato uno dei cinque più forti mai registrati, contribuendo ai record di calore del 2024. Ora, con temperature oceaniche che in alcune aree superano la media di 6 °C , la necessità di monitoraggio costante diventa vitale per permettere ad agenzie umanitarie e governi di mitigare i rischi economici e sociali di una crisi climatica che non accenna a fermarsi.


