martedì, 9 Agosto 2022
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Elezioni Interpol: criticate due nomine

Durante l’89° riunione dell’Assemblea Generale dell’Interpol, i rappresentanti dei 195 Paesi partecipanti hanno rinnovato il Comitato esecutivo: criticate le nomine del Presidente Ahmed Nasser Al Raisi e del delegato per l’Asia Binchen Hu

Dal 23 al 25 novembre, si è tenuta, in Turchia, l’89° Assemblea Generale dell’Interpol in cui si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Comitato esecutivo.

Tra i 12 membri eletti ad Istanbul, i nomi che hanno subito più critiche sono stati quello del nuovo Presidente Ahmed Nasser Al Raisi e quello del delegato per l’Asia, Binchen Hu.

Ahmed Nasser Al Raisi ha alle sue spalle una carriera quarantennale: nato negli Emirati Arabi; nel 1980 entra a far parte delle forze di polizia in cui, nel 2005, riesce a diventare Direttore Generale delle Operazioni Centrali e nel 2015 a essere nominato ispettore generale del Ministro degli Interni.

Sulla sua integrità sono stati sollevati diversi dubbi poiché sono state presentate a suo carico, diverse accuse di tortura da parte di 5 Paesi tra cui Francia, dove peraltro l’Interpol ha la sede principale, e Turchia, dove si è tenuta l’89° Assemblea Generale.

Nello specifico, nel 2018 è stato accusato di aver torturato Matthew Hedges, dottorando britannico, dopo che era stato imprigionato negli Emirati Arabi Uniti con l’accusa di spionaggio: inizialmente condannato all’ergastolo, la pena poi è stata commutata in 7 mesi di detenzione, grazie ad un’amnistia del Presidente degli Emirati, emanata dopo aver ricevuto pressioni da parte di Londra. 

Inoltre, nel 2019 è stato incriminato per aver torturato Ali Issa Ahmad, tifoso britannico, quando è stato incarcerato per due settimane perché durante la partita di Coppa Asia Iraq-Qatar indossava la maglia ufficiale di quest’ultima squadra: negli Emirati è un reato punibile con una grossa multa e una pena detentiva estesa.

Entrambi questi uomini accusano Ahmed Nasser Al Raisi di aver supervisionato le torture e gli abusi avvenuti durante la loro detenzione.

Foto di Ahmed Mansoor. Fonte wikimedia commons.

Infine, è stato accusato di aver compiuto atti di tortura nei confronti dell’attivista per i diritti umani Ahmed Mansoor, dopo che è stato arrestato nel 2017 per il reato di “offesa allo status e al prestigio degli Emirati Arabi Uniti e dei loro simboli, compresi i loro leader“. 

Un anno dopo è stato condannato a 10 anni di reclusione: diverse associazioni per la difesa dei diritti umani, come Amnesty International, richiedono il suo rilascio ritenendolo un “prigioniero di coscienza”.

Invece, per quanto riguarda la nomina a delegato per l’Asia di Binchen Hu, attuale funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza di Pechino, i membri dell’Alleanza interparlamentare sulla Cina (Ipac) avvertono che “Il governo della Repubblica popolare cinese ha ripetutamente abusato dell’avviso rosso dell’Interpol per perseguitare i dissidenti in esilio” e questo consentirebbe a Pechino di “continuare ad abusare dell’Interpol, mettendo ancora più a rischio le decine di migliaia di dissidenti hongkonghesi, uiguri, tibetani, taiwanesi e cinesi che vivono all’estero“.

Laura Ponte
Studentessa della Facoltà di Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale
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