martedì, 16 Agosto 2022
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Libia: posticipate le elezioni presidenziali?

A soli otto giorni dalla data fissata per le elezioni presidenziali, L'Alta Commissione elettorale nazionale libica non ha ancora pubblicato l'elenco definitivo dei candidati presidenziali e non ha neanche annunciato l'inizio della campagna elettorale

Il voto previsto del 24 dicembre, insieme a un’elezione parallela per un nuovo Parlamento, hanno lo scopo di porre fine alla situazione di instabilità, venutasi a costituire con la guerra civile del 2014, costituendo una leadership politica con legittimità nazionale dopo anni di divisione tra le fazioni.

Tuttavia, il processo è stato costellato, sin dall’inizio, da aspre controversie sulle regole fondamentali che disciplinano le elezioni, inerenti, soprattutto, al calendario delle votazioni, all’ammissibilità dei principali candidati e alla definizione dei poteri del prossimo Presidente e del Parlamento.

Controversie che si sono acuite così tanto che, sabato 11 dicembre, l’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC) ha dovuto dichiarare di non essere in grado di approvare ufficialmente i candidati a causa dei continui dubbi legali e, quindi, di non poter far iniziare il periodo, previsto di due settimane, utile per le campagne elettorali.

In base alla legge elettorale, al fine di candidarsi per le elezioni presidenziali del 24 dicembre, bisogna, prima, presentarsi davanti all’Alta Commissione elettorale nazionale libica; per poi permettere alle autorità competenti -il Procuratore Generale, il capo dell’Agenzia per le indagini penali e il capo dell’Autorità passaporti e nazionalità- di verificare se i candidati soddisfano le condizioni prestabilite: dei 98 che si sono presentati inizialmente, solo 73 sono stati ritenuti idonei.

I candidati respinti, però, avevano la possibilità di presentare ricorso entro il 6 dicembre: per questo motivo, una serie di sentenze del tribunale nazionale hanno modificato le decisioni dell’HNEC di impedire a personalità di alto profilo, tra cui Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex dittatore, di candidarsi alla Presidenza.

Stephanie Williams, diplomatica delle Nazioni Unite. Fonte wikimedia commons.

La capacità della comunità internazionale di chiedere alla classe politica libica di attenersi alla data delle elezioni del 24 dicembre, concordata per la prima volta a febbraio, è stata, inoltre, ostacolata dalle dimissioni, tre settimane prima delle elezioni, dell’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ján Kubiš.

Così, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha nominato Stephanie Williams, ex vice-inviato speciale delle Nazioni Unite, come suo consigliere speciale: Williams ha incontrato, domenica 12 dicembre, i funzionari libici a Tripoli ed ha invitato tutte le parti a rispettare “la schiacciante richiesta del popolo libico di eleggere i propri rappresentanti attraverso elezioni libere, eque e credibili“; non menzionando, però, la data del 24 dicembre nei suoi commenti pubblici.

Analisti e diplomatici ritengono che se non si terranno le elezioni c’è un rischio maggiore che le tensioni esplodano in una guerra tra le fazioni interne, in particolare a Tripoli, dove le forze armate sono più diversificate e le divisioni politiche sono più aperte.

A testimonianza di ciò, mercoledì 15 dicembre, durante la notte, un gruppo di uomini armati, appartenenti alla milizia della Brigata Al-Samoud, ha circondato a Tripoli l’ufficio del primo ministro Dbeibah, in risposta alla decisione del Consiglio di presidenza, in qualità di Comandante supremo delle Forze armate, di sollevare dal suo incarico il comandante del distretto militare di Tripoli, Abdel Basset Marwan, e di nominare, al suo posto, il maggiore generale Abdel Qader Mansour.

Laura Ponte
Studentessa della Facoltà di Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale
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