martedì, 6 Dicembre 2022
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Venezuela-Iran: strategica alleanza petrolifera contro le sanzioni Usa

Nel 2021, dopo un lungo calo della produzione petrolifera, il Venezuela ha registrato un importante aumento dell’estrazione dei barili. Come è stato possibile? La partnership con l’Iran sembra essere la chiave fondamentale per comprendere questo processo

Il Venezuela è lo Stato del Sudamerica da sempre in testa nella classifica dei giacimenti petroliferi mondiali. Ma, negli ultimi anni, la produzione del greggio nel Paese ha toccato il minimo storico (un calo simile non si verificava dalla fine degli anni Cinquanta) e ciò è scaturito proprio dalla mancanza di mezzi finanziari e di strumenti essenziali per l’estrazione del petrolio e il rinnovamento degli impianti.

Tuttavia, a partire dal mese di novembre 2021, nel Venezuela si è segnalato un forte incremento della produzione petrolifera (i barili estratti sono raddoppiati rispetto al 2020). 

In un’intervista rilasciata alla televisione locale il 1° gennaio, il presidente Nicolás Maduro ha reso noto questo successo, affermando che per il prossimo anno, l’obiettivo sarà raddoppiare ancora la produzione di greggio (il massimo si raggiunse nel 1998, prima della salita al potere di Hugo Chávez, poi una lenta discesa fino al 2018, quando, anche a causa dell’embargo statunitense, avvenne il crollo dell’industria petrolifera venezuelana).

Nonostante gli esperti nutrano dubbi circa i numeri riportati dal Capo di Stato, è evidente che il Paese latinoamericano, nel 2021, abbia avuto un netto incremento di produzione del petrolio. Come è stato possibile? Un accordo strategico con l’Iran sembra essere la risposta

L’economista José Toro Hardy, ex membro della giunta direttiva del PDVSA (compagnia petrolifera statale venezuelana), ha dichiarato che, per aumentare la produzione, il Venezuela sta importando dall’Iran diluenti (nafta, condensati, greggio leggero) per poter lavorare il petrolio grezzo della faglia dell’Orinoco (in questa regione, infatti, il petrolio è molto denso e ricco di zolfo per cui è necessario mescolarlo con prodotti chimici che lo rendono più commerciabile). In cambio, ha dichiarato l’economista, l’Iran sta ottenendo una parte di questo petrolio prodotto.

Anche il Paese mediorientale, come quello latinoamericano, è stato colpito dalle sanzioni statunitensi, registrando dunque, un forte crollo della produzione petrolifera. Secondo Hardy, quindi, è probabile che l’accordo tra queste due nazioni miri strategicamente a creare una rete di trasporto illegale di petrolio che si serve, altresì, di mezzi non tracciabili dai satelliti. L’esperto ha concluso affermando che Teheran, inoltre, sta sostenendo il Venezuela attraverso la fornitura di benzina, necessaria ad aiutare la precaria economia interna del Paese sudamericano. Ciò è dovuto proprio ai problemi di raffinazione che hanno determinato una scarsa quantità di benzina in tutto il territorio.

Denise Ciardiello
Studentessa della Facoltà di Scienze della Politica e delle Dinamiche Psico-Sociali
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