sabato, 26 Novembre 2022
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Perché il modo di raccontare la guerra in Ucraina deve farci riflettere sulla narrazione dell’Africa

Il modo in cui molti giornalisti e alcuni media parlano della guerra in Ucraina fa emergere una visione dell’Africa ancora molto arretrata e intrisa di razzismo

In un recente articolo per CNN, la giornalista Moky Makura riassume ed espone le affermazioni che nelle ultime settimane sono rimbalzate sui media, che dipingono i paesi africani e i loro popoli come entità ancora estremamente lontane dal concetto di civilizzazione occidentale.

Un esempio sono le parole del viceprocuratore generale ucraino David Sakvarelidze, che durante un’intervista a BBC, ha affermato di sentirsi emotivamente coinvolto e preoccupato nella vicenda perché questa volta, ad essere uccisi, sono europei con gli occhi blu e i capelli biondi. Secondo Makura, il grande problema di questa affermazione è ciò che è implicito in essa, ovvero che ci siano delle vite che non meritano altrettanta attenzione mediatica rispetto a quelle dei cittadini ucraini coinvolti nel conflitto di questi giorni.

La giornalista riporta una frase della corrispondente Lucy Watson che a ITV News ha manifestato il proprio sconcerto dicendo che l’impensabile stava accadendo, ma non in paesi in via di sviluppo o del terzo mondo, bensì in Europa. Makura sostiene che la narrazione per cui gli eventi impensabili accadono solo nel terzo mondo è frutto di bias radicati all’interno della popolazione occidentale, e che spesso le vicende di emergenza in Africa non suscitano la stessa attenzione perché le persone coinvolte non sono ricche o non appartengono alla parte globalizzata del mondo.

Un esempio di come le vicende di cronaca nel continente africano vengono private della loro complessità, così come vengono delegittimati i racconti sulle emozioni e sulle singole storie delle persone, è l’affermazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha semplificato la successione di sei colpi di stato in cinque dei 54 paesi dell’Africa nell’arco temporale di 18 mesi con l’espressione “un’epidemia di colpi di stato”.

Questi sono solo alcuni degli esempi, secondo Makura, di quelli che sono gli stereotipi dell’Occidente su una realtà, quella africana, che è completamente diversa rispetto a come viene dipinta. Entro il 2050, ad esempio, la Nigeria supererà gli Stati Uniti come terzo paese più popoloso al mondo, con una popolazione di 400 milioni di persone. Inoltre, gli esperti hanno stimato che nei prossimi anni in Africa sarà presente più di un quarto della popolazione mondiale totale.

Uno studio condotto dalla University of Southern California nel 2019 ha dimostrato come l’Africa sia dipinta in modo inadeguato negli Stati Uniti e che il racconto che si fa del continente sui media si basi principalmente sulla povertà, la criminalità, le malattie e l’inefficienza dei governi. Tuttavia, Makura spiega come in realtà molti paesi dell’Africa ospitino sempre di più nuove realtà di crescita economica che nel futuro renderanno il continente meta per molti investimenti. Un esempio sono la Nigeria, la Tanzania, il Kenya e il Sud Africa, in cui si stanno stabilendo sempre più aziende e start-up nell’ambito delle nuove tecnologie.

Megan Manduca
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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