sabato, 13 Agosto 2022
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Intelligenza artificiale “umanoide”, a che punto siamo?

Come in un film di fantascienza l’intelligenza artificiale inizia a prendere parte attiva nella vita delle persone, sconfinando in alcuni casi verso quello che per molti potrebbe sembrare assurdo

Una notizia che ha suscitato molto scalpore è quella di un giapponese 37enne, Akihiko Kondo, che ha deciso di sposare Hatsune Miku, l’ologramma di una cantante pop disegnata in stile manga con occhioni giganti e capelli blu.

L’idea del matrimonio nasce direttamente dal dispositivo Gatebox. Questo dispositivo permette alle persone di interagire con personaggi inventati, rappresentati da un piccolo ologramma. Grazie all’intelligenza artificiale questi personaggi possono muoversi e parlare.

Al matrimonio, con tanto di abito bianco per la sposa, hanno partecipato solo 39 persone la maggior parte dei quali amici conosciuti online, mentre la famiglia dell’uomo ha deciso di non andare.  Questa relazione, che dura ormai da 10 anni, lo ha salvato dalla depressione. Alcuni potrebbero trovare la cosa un po’ strana ma Akihiko ha detto che i suoi sentimenti non sono una fantasia.

Con l’intelligenza artificiale (IA) il rapporto tra l’uomo e i robot è profondamente cambiato. I robot sono delle macchine in grado di svolgere un lavoro automatizzato al posto dell’uomo grazie a una programmazione, mentre i robot “umanoidi”, dotati di intelligenza artificiale, oltre ad avere le sembianze umane sono dotati di un certo livello di autonomia nell’operatività.

Ma è possibile sostituirli anche nella sfera sociale e affettiva? Evidentemente sì, e a fare la differenza sarebbe proprio l’intelligenza artificiale, perché permette di relazionare uomo e macchina. In Oriente è diventato un vero e proprio fenomeno e in Giappone coinvolge oltre 1 milione di persone. Si definiscono fictosessuali, ossia persone che scelgono di avere una relazione sentimentale virtuale con personaggi inventati.

Il fenomeno dei fictosessuali. Akihiko Kondo dichiara apertamente di essere un “fictosessuale”. In poche parole si tratta di relazioni “facili” a livello interpersonale, prive di scontri, fatte soprattutto per accogliere i bisogni emotivi della persona che li utilizza.  Non è un caso che lo stesso protagonista della nostra storia, il giapponese Akihiko Kondo, dichiari di essere stato bullizzato sul posto di lavoro e di aver ricevuto in passato diversi rifiuti sentimentali tanto da spingerlo a non voler avere più relazioni con partner umani.  Akihiko dichiara anche che la sua Hatsune lo ha salvato dalla depressione ma il suo rifiuto per i rapporti sentimentali si avvicina molto all’hikikomori, ossia all’isolamento volontario dalla vita sociale.

Viene da chiedersi se l’esasperazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia solo frutto dell’evoluzione tecnologica oppure se si tratti principalmente di un disturbo mentale?

Partecipare ai concerti dal vivo tenuti da un ologramma e sposare una cantante pop virtuale in stile manga sarà una cosa sempre più comune oppure rimarrà una cosa da nerd o hikikomori? Non è facile dare una risposta a questa domanda, ma una cosa è certa: il fenomeno è in aumento in tutto il mondo, complice la pandemia e l’isolamento dettato dal sempre maggiore utilizzo della tecnologia nelle relazioni sociali, soprattutto tra le nuove generazioni.

Sara Daverio
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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