sabato, 26 Novembre 2022
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L’ennesimo duro colpo alla credibilità del Partito Conservatore inglese non è stato sferrato (solo) da Boris Johnson

Mentre nel Regno Unito sono in molti a chiedere le dimissioni dell’attuale primo ministro, le ragioni per cui il Partito conservatore sembra vacillare, in realtà, non sembrano derivare esclusivamente dall’inchiesta sulle feste organizzate a Downing Street quando il paese era in pieno lockdown

Nel Regno Unito si è di nuovo tornati a parlare delle feste a cui hanno partecipato il primo ministro inglese Boris Johnson e diversi suoi collaboratori tra maggio 2020 e aprile 2021, in seguito alla pubblicazione completa, avvenuta pochi giorni fa, dell’indagine condotta dalla funzionaria governativa Sue Gray. Sebbene parte di questo rapporto fosse già stata resa nota a inizio anno e, per questo, le accuse apparissero già chiare e inequivocabili, i dettagli contenuti nella versione integrale hanno ulteriormente colpito la credibilità dell’intero partito dei Conservatori. Le foto e conversazioni divulgate, infatti, sembrano non lasciar più alcun dubbio sulle feste di Downing Street tra diversi dipendenti del governo, organizzate proprio nel periodo in cui nel paese erano in vigore norme anti-Covid che vietavano gli assembramenti tra più di due persone. Tra gli effetti, un più basso indice di gradimento è stato registrato in occasione delle elezioni amministrative che si sono tenute proprio a inizio maggio, mostrando come l’attuale partito di maggioranza abbia perso seggi in aree tradizionalmente filo conservatrici, come il distretto di Westminster.

Nonostante Johnson, durante un discorso tenuto alla Camera dei Comuni pochi giorni fa, si sia pubblicamente scusato per quanto emerso, assumendosene la responsabilità, l’evidenza è che il mancato rispetto delle restrizioni abbia giocato un ruolo chiave nel determinare la perdita di consensi che il governo sta rilevando nel paese. Eppure, sebbene le accuse mosse al presidente siano state così intense da aver spinto anche la polizia di Londra ad avviare un’indagine in merito, negli ultimi mesi il partito conservatore è stato nuovamente chiamato in causa per alcune vicende che hanno coinvolto altri suoi membri.


Lo scorso aprile, infatti, il deputato britannico conservatore Imran Ahmad Khan ha annunciato le proprie dimissioni dalla Camera dei comuni dopo la condanna a diciotto mesi di carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un quindicenne. Il fatto, risalente a gennaio 2008 quando il deputato, secondo la sentenza della Southwark Crown Court, avrebbe offerto del gin al giovane prima di molestarlo, è emerso sulla stampa britannica nel 2019, quando è stata sporta la denuncia. L’allontanamento di Khan dal proprio incarico ha generato preoccupazione nel partito dei Conservatori, che intorno al 23 giugno affronterà le elezioni nel distretto di Wakefield per la sostituzione del deputato.

Inoltre, il 4 maggio scorso sono state rese note le dimissioni del conservatore Neil Parish, membro del Parlamento dal 2010 dopo una lunga esperienza da europarlamentare. Per quanto inizialmente si fosse giustificato definendo il fatto “un incidente”, ha dopo poco confermato di aver guardato per due volte dei video porno durante una seduta in aula. “Ho sbagliato, sono stato stupido, ho perso la ragione” ha detto a BBC, definendo quanto accaduto “un momento di follia”.


Secondo quanto riportato dalla BBC, la speranza di numerosi deputati conservatori è che l’appoggio alla causa ucraina, anche dimostrato dalla visita del primo ministro al presidente ucraino Zelens’kyj, possa essere “una distrazione” per tutti coloro che chiedono le dimissioni di Johnson e anche un modo per “rivalutarlo”. Critiche e speranze sono quindi indirizzate al capo del governo britannico, che continua ad apparire intenzionato a non abbandonare l’incarico.

Elena Consuelo Godi
Studentessa della facoltà di Economia e management internazionale
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