giovedì, 8 Dicembre 2022
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Come la Brexit ha contribuito allo sviluppo delle gallerie d’arte europee

I curatori che hanno lasciato il Regno Unito dopo la Brexit hanno portato con sé un'esperienza che sta ridisegnando le gallerie d’arte europee

A seguito del referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall’Unione europea, molti curatori d’arte sono tornati nelle città dove sono cresciuti e dove hanno potuto apportare dei cambiamenti grazie alle loro esperienze nel mondo dell’arte londinese.

Stephanie Rosenthal grande curatrice delle gallerie londinesi e storica dell’arte tedesca, decise di lasciare il Regno Unito in seguito alla Brexit, e decise di esportare le sue competenze specialistiche nel suo paese d’origine.

Rosenthal ha assunto la direzione del Gropius Bau di Berlino nel 2018, chi fa la fila per acquistare un biglietto alla sua galleria può sperare di essere intrattenuto da uno dei 12 “amici” che accolgono i visitatori, per far sì che facciano la fila col sorriso sulle labbra.

In passato il Gropius Bau rappresentava la tradizione tedesca delle gallerie con torri d’avorio, dove i visitatori erano più tollerati che benvenuti. Rosenthal ha introdotto grandi cambiamenti tra cui un’installazione sonora gratuita dell’artista nigeriano Emeka Ogboh, per chi non ha voglia di attendere in fila all’esterno.

Stefan Kalmár, 52 anni, ha trascorso un totale di 17 anni in Inghilterra dopo aver studiato lì, per poi dirigere l’Istituto di Cultura Visiva di Cambridge, la galleria Cubitt di Londra e infine il prestigioso Institute of Contemporary Arts (ICA).

Ma il referendum sulla Brexit ha segnato un punto di svolta per Kalmár, figlio di madre tedesca orientale e padre ungherese, anche sulla scena artistica gli “stranieri” venivano derisi. Le guerre culturali si sono amplificate negli anni successivi al voto divisivo, togliendo inoltre gioia al suo lavoro. La fine era quella di gestire un business, piuttosto che un’istituzione civica, molto più commercializzato di quanto gli artisti avrebbero voluto.

Ora Kalmár vive a Marsiglia, in Francia, e dirige un ufficio di produzione curatoriale, Kalmár ha detto di aver iniziato a rinnovare il suo apprezzamento per il modo in cui Francia e Germania si occupano di arte, soprattutto quando ha visto come lo Stato ha gestito le istituzioni culturali durante la pandemia.

In Europa hanno la possibilità di creare un nuovo approccio, mentre nel Regno unito è impensabile chiudere per quattro settimane per allestire una mostra, in Europa è possibile.

Molti direttori e curatori tedeschi che hanno imparato il mestiere nel mondo dell’arte britannico, hanno un approccio più commerciale ma anche più orientato al pubblico.

Anna Gritz arrivò a Londra nel 2002 con un programma Erasmus, ha lavorato come curatrice alla Hayward e alla South London Gallery. Dall’inizio di giugno è la nuova direttrice della Haus am Waldsee, un centro d’arte nell’elegante quartiere berlinese di Zehlendorf, costruito nello stile di una casa di campagna inglese. Il programma è quello di assumere un curatore esterno e di portare più giovani a frequentare la galleria.

Al Southbank Centre, Rosenthal ha un dipartimento di 30 persone addette alla sensibilizzazione, per portare nelle gallerie il maggior numero di persone provenienti da ambienti socialmente svantaggiati. Il punto di vista di curatori e artisti che provengono dal Regno Unito, potrebbero essere un vero punto di svolta per l’arte europea.

Giulia Rossi
Studentessa della Facoltà di Interpretariato e Traduzione
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