lunedì, 24 Giugno 2024
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Hong Kong: bloccato l’inno simbolo delle manifestazioni pro-democrazia sulle maggiori piattaforme streaming 

Il tribunale di Hong Kong ha fatto bloccare su YouTube tutti i video contenenti la canzone Glory to Hong Kong, simbolo delle proteste pro-democratiche del 2019.

Mercoledì 15 maggio, la piattaforma musicale YouTube è stata costretta per ordine del tribunale di Hong Kong a bloccare 32 video nel paese. I filmati rimossi contenevano la canzone Glory to Hong Kong, un brano registrato da un’orchestra anonima e diventato simbolo delle manifestazioni pro-democrazia del territorio nel 2019. La canzone pone in primo piano temi come il coraggio e la libertà.

Dopo l’emanazione della nuova regolamentazione, i video sono stati immediatamente bloccati nel paese. Nel tentativo di cercarli, è comparso un messaggio che affermava che il contenuto non era disponibile nel dominio del paese a causa di un ordine del tribunale, come riportato da The Guardian.

Il portavoce di YouTube ha prontamente rilasciato una dichiarazione, riportata da Reuters, affermando: «siamo delusi dalla decisione della Corte, ma stiamo rispettando il suo ordine di rimozione», aggiungendo: «continueremo a valutare le nostre opzioni per un appello, per promuovere l’accesso all’informazione».

I responsabili della piattaforma non sono stati i soli a mostrare perplessità rispetto alla decisione presa da Hong Kong. Sia il governo americano sia altri gruppi per i diritti umani hanno considerato questa mossa come una limitazione della libertà.

George Chen, co-presidente del settore digitale di Asia Group, società di consulenza aziendale e politica con base negli Stati Uniti, ha affermato: «ciò danneggerà la reputazione di Hong Kong come centro finanziario leader perché sappiamo quanto sia importante un libero flusso di dati e informazioni per un centro finanziario», come riferito dalla ABC News.

Le preoccupazioni sollevate derivano anche dal fatto che questa restrizione potrebbe compromettere le operazioni delle grandi aziende tecnologiche e danneggiare l’attrattività del territorio come polo commerciale.

Secondo quanto riferito dalla CNN, Jeff Paine, amministratore delegato del gruppo Asia Internet Coalition, che include membri come Meta e Spotify, ha affermato: «crediamo che un internet libero e aperto sia fondamentale per le ambizioni della città di diventare un hub internazionale di tecnologia e innovazione».

Dall’altra parte, Carrie Lam, il capo esecutivo di Hong Kong,  ha affermato: «non dovremmo usare il termine canzone proibita», aggiungendo poi: «il divieto prende di mira atti che utilizzano la canzone per combattere l’indipendenza di Hong Kong», come riferisce HKFP.

La richiesta di rimuovere “Glory to Hong Kong” dalle piattaforme è stata avanzata già nel giugno del 2023 dal Dipartimento di Giustizia di Hong Kong, ma inizialmente è stata respinta. Solo la scorsa settimana, dopo aver presentato ricorso contro la decisione precedente, la situazione è cambiata, con il divieto definitivo dell’inno all’interno del paese. Le autorità hanno anche sollecitato la rimozione dalla ricerca su Google, al fine di eliminare ogni traccia della canzone.

Eva Capella
Studentessa della Facoltà di Economia
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