lunedì, 24 Giugno 2024
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Nuova Caledonia: Parigi dichiara lo stato di emergenza e schiera l’esercito 

Le proteste nella collettività francese d’oltremare sono scoppiate in seguito alla riforma costituzionale sul sistema elettorale, ritenuta marginalizzante per la popolazione indigena dagli indipendentisti

Lo stato di emergenza in Nuova Caledonia è entrato in vigore giovedì 16 maggio, durante le prime ore del mattino, conferendo alle autorità ampi poteri di ricerca e arresto secondo quanto riportato da Al Jazeera. Il governo francese ha dispiegato le forze dell’esercito e di polizia nel tentativo di ripristinare l’ordine pubblico e porre fine alle violente proteste scoppiate lunedì 13 maggio. Sale a 5 il bilancio delle vittime, 2 gendarmi e 3 giovani indigeni canachi, 64 i feriti e duecento le persone ferite. Un ponte aereo è stato creato dalla Francia al fine di spostare rapidamente truppe militari e per distribuire beni di prima necessità per la popolazione, che si trova ad affrontare carenze di cibo e di medicinali per via delle barriere erette dai manifestanti, riporta Radio France Internationale

Le rivolte hanno coinvolto soprattutto la fascia giovanile e sono scoppiate in risposta ad una riforma costituzionale sul sistema elettorale proposto nel parlamento francese, a 17.000 chilometri di distanza. Il disegno di legge, approvato dai deputati parigini con 351 voti favorevoli e 153 contrari, consentirebbe ai residenti francesi che abitano sull’arcipelago francese da almeno dieci anni di votare alle elezioni provinciali, in una mossa che gli indipendentisti della Nuova Caledonia ritengono possa diluire ulteriormente il voto degli indigeni canachi, scrive DW News

Fin dall’accordo di Numea firmato nel 1998, la Nuova Caledonia ha generalmente goduto di un alto livello di autonomia politica, sebbene riceva ingenti sussidi francesi e dipenda fortemente da Parigi su questioni legate all’educazione e alla sicurezza. Si stima che la collettività abbia una popolazione di circa 300.000 persone, di cui 112.000 indigeni canachi, andando a costituire il 40% del totale, riporta la BBC. A partire dal 2018, la Nuova Caledonia ha tenuto tre referendum per l’indipendenza: i primi due hanno visto un aumento dei voti per il movimento indipendentista, che è passato dal 43.3% nel 2018 al 46.7% nel 2020. Tuttavia, il referendum finale del 2021 è stato boicottato dai partiti indipendentisti, a causa degli effetti dalla pandemia Covid sugli indigeni canachi. Pur riconoscendo la massiccia astensione, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che il voto ha confermato “la volontà dei caledoniani di rimanere francesi”, secondo quanto riporta il Guardian

Per far fronte alla crisi, il presidente ha convocato una riunione del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale nella giornata di mercoledì 15 maggio, chiedendo al primo ministro e al ministro degli Interni francesi ad invitare i rappresentanti della Nuova Caledonia a Parigi per raggiungere un accordo, secondo Politico. Nel frattempo, la videoconferenza proposta da Macron ai rappresentanti per discutere dei disordini è stata annullata, in quanto “gli attori in campo non vogliono dialogare fra loro”, in un’affermazione dell’Eliseo riportata da Agenzia Nova. Il ministro degli interni francese Gerald Darmanin ha oltretutto accusato i leader indipendentisti di aver stretto accordi con potenze straniere, tra cui Mosca e Baku. Le dichiarazioni sono state prontamente respinte dal Ministero dell’estero dell’Azerbaijan, riporta Al Mayadeen

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