il 2026 si apre con l’indice di libertà di stampa curato da Reporters Without Borders e l’Italia retrocede al 49° posto, classificandosi tra gli ultimi ranghi dell’Unione europea.
Nel novembre 2025 il nostro Paese ha visto numerosi scioperi di giornalisti e personale televisivo per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti e per garantire un’informazione libera e plurale. Il settore, ormai in crisi da 10 anni, ha subito tagli al personale e agli investimenti ed è minacciato dall’uso non regolato dell’IA, di fatto mettendo in crisi un pilastro della democrazia, come è stato ribadito dalla Federazione Italiana Editori Giornali su RaiNews.
Altra minaccia è rappresentata dalla scarsa indipendenza del servizio pubblico. La Rai è al centro della bufera, diventando l’amplificatore del Governo. La TV nazionale ha infatti subito pressioni politiche per allineare l’informazione con l’agenda governativa, come riporta Lavialibera.
Criticità già evidenziate dall’Unione europea che, a due anni dalla firma del Media Freedom Act, non vede Stati impegnati nell’implementarlo. Si legge dal Parlamento europeo che la legge propone misure per rafforzare l’indipendenza delle emittenti pubbliche, accrescere la trasparenza dei media privati e tutelare i giornalisti.
Anche le numerose querele hanno influenzato la classifica. All’interno del Media Freedom Act si legge della direttiva anti-SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), ovvero quelle strategie legali che mirano a bloccare la partecipazione pubblica. Queste azioni legali minano la trasparenza dell’informazione dell’informazione e, più in generale, la sicurezza dei giornalisti, attivisti e chiunque lavori nel settore pubblico. Come riporta l’agenzia Transparency International, in Italia l’uso delle SLAPP è diffuso: permettendo l’uso improprio delle querele per diffamazione e del diritto alla privacy, viene in realtà silenziato il dissenso e censurate informazioni di interesse pubblico.
Ne sono un esempio i preoccupanti appetiti di alcuni politici italiani verso l’agenzia AGI, come commenta Pavol Szalai, responsabile dell’area Ue-Balcani per Reporters Without Borders, a Lavialibera.
Ma in genere è l’indice globale ad essere sempre più rosso. Minacciato da guerre, querele e pressioni finanziarie, il punteggio del Report è diminuito anche per i liberi Stati Uniti. Dall’inizio del suo mandato, l’amministrazione Trump ha imposto limiti sempre più rigidi alla stampa all’interno della Casa Bianca, ha ridotto il rilascio dei visti per i giornalisti stranieri e continua a rimanere impunita, nonostante le aggressioni verbali nei confronti dei lavoratori del settore, come riportato da ACLU.
Il 2025 ha anche riportato il più alto numero di giornalisti uccisi in guerra. Secondo le stime di Al Jazeera sono 278 i giornalisti vittime degli attacchi israeliani dall’inizio della guerra e della distruzione di Gaza nel novembre 2023.
Da quando 40 anni fa è iniziato il monitoraggio di Reporters Without Borders l’indice di libertà di stampa non era mai stato così basso a livello globale.


