martedì, 21 Aprile 2026
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La nuova corsa all’Africa: il continente conteso che vale miliardi

L’Africa torna al centro della geopolitica globale tra risorse strategiche e nuovi equilibri. Cina, Russia e Occidente si contendono influenza in un continente sempre più decisivo.

Negli ultimi vent’anni l’Africa è tornata al centro degli equilibri globali, diventando terreno di competizione tra superpotenze e attori emergenti. Se l’epoca del colonialismo può dirsi conclusa, resta centrale l’importanza delle immense risorse del continente, oggi più che mai strategiche per l’economia mondiale.

A guadagnare terreno, spesso a danno delle potenze occidentali, sono soprattutto Cina e Russia. La presenza di Pechino in Africa ha radici lontane: già dagli anni Cinquanta la Repubblica popolare cercava alleati tra i Paesi africani appena indipendenti, offrendo supporto tecnico, sanitario e infrastrutturale. Una strategia rivelatasi lungimirante: nel 1971 la Cina ottenne il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU tramite una votazione in cui gli Stati africani ebbero un ruolo determinante. Inoltre, dal 2009, come riportato da Global Times, Pechino è il principale partner commerciale del continente.

Tra le aree più rilevanti spicca il Sahel, vasta fascia di territorio che separa il deserto del Sahara dalla savana. Qui l’influenza occidentale, in particolare francese, è stata a lungo dominante attraverso accordi di sicurezza in chiave antijihadista, fungendo da pilastro per l’intera Unione europea. Tuttavia, come riportato da Euronews, questo impegno si è progressivamente rivelato insostenibile per una sola nazione, lasciando spazio a un vuoto di potere.

In tale contesto si è inserita con decisione la Russia. Oltre agli investimenti economici nel continente, come riportato da El País, Mosca ha dispiegato nel Sahel forze consistenti della cosiddetta “Africa Corps”, una formazione paramilitare sotto il controllo del Ministero della Difesa. Il Cremlino sta così rafforzando la propria influenza nella regione. A conferma di questa strategia, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha recentemente presieduto una conferenza a Mosca con gli omologhi di Mali, Niger e Burkina Faso.

Un altro elemento cruciale è rappresentato dalla straordinaria ricchezza di risorse naturali del continente. A tali risorse si aggiungono i giacimenti di terre rare, ancora in gran parte inesplorati perché spesso situati in aree controllate da attori non statali. A testimonianza del potenziale economico in gioco, in un’intervista a Forbes Africa, il ministro keniota per le Miniere ha dichiarato che il Paese dispone di depositi di minerali rari superiori a quelli della miniera di Mrima Hill, stimati in circa 100 miliardi di dollari.

In questo scenario, segnato anche dagli interessi dei Paesi BRICS e dalla presenza dell’’India, che dispone di accordi strategici e infrastrutture militari nelle Seychelles e nell’area dell’Oceano Indiano, gli Stati europei cercano di mantenere un ruolo, soprattutto nel Nord Africa, per gestire i flussi migratori e garantire l’approvvigionamento energetico.

Sono inoltre presenti gli Stati Uniti, impegnati a contrastare l’espansione di Cina e Russia e interessati allo sfruttamento delle risorse strategiche. La loro presenza è particolarmente significativa grazie alle molte basi militari diffuse in tutto il continente, in particolare nel Corno d’Africa, area chiave sul Mar Rosso che, come riportato da Al Jazeera, consente di esercitare una certa influenza su due snodi fondamentali attraverso cui passa il 12% del commercio globale: il Canale di Suez e lo stretto di Bab el-Mandeb.

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