Peter Thiel, cofondatore di PayPal e Palantir e primo investitore esterno di Facebook, è protagonista di una serie di proteste sfociate in Argentina a seguito dei suoi incontri con il presidente argentino Javier Milei per discutere di politiche di deregolamentazione economica e dell’attrazione di capitali esteri nei settori dell’energia e dei data center.
Secondo quanto riporta Al Jazeera, Thiel ha reso nota la propria partecipazione in una società argentina operante nel settore del petrolio e del gas, suscitando le forti critiche degli ambientalisti, che si sono dati appuntamento fuori dalla villa del magnate, a Buenos Aires, per protestare contro la sua presenza nel Paese. Le proteste si estendono però anche a Javier Milei: i due si sono infatti già incontrati all’inizio del 2026, quando il presidente argentino aveva iniziato a promuovere un disegno di legge volto a facilitare l’acquisto di terreni argentini a persone straniere, e un altro che consentirebbe alle aziende di essere gestite interamente dall’IA. Come riporta il Buenos Aires Times, per i manifestanti Milei starebbe svendendo le risorse del Paese per rafforzare la sua campagna di rielezione nel 2027. Secondo gli esperti di IA chiamati a testimoniare in un’audizione parlamentare avviata dai partiti argentini all’opposizione, potrebbero derivare «conseguenze catastrofiche» dagli interessi del magnate in Argentina.
Per Mariano Caputo, professore di scienze della comunicazione all’Università di Buenos Aires intervistato da Página 12, «il Governo argentino sta modificando e creando leggi che si adattano perfettamente alle esigenze delle big tech globali». Queste ultime starebbero utilizzando l’Argentina per estrarvi le materie prime destinate all’esportazione, facendo del Paese «un’enclave da cui attingere le risorse necessarie all’industria che dominerà l’economia di questo secolo». Alla base di tutto vi sarebbe il controllo da parte degli USA, definito da Caputo un «imperialismo» esercitato nell’ambito politico-economico, insieme alla ricerca di «garantire la catena di approvvigionamento per i monopoli tecnologici». Secondo La Nación, Thiel rappresenterebbe «un punto di riferimento di parte» per Trump «all’interno dell’universo della Silicon Valley». E quando uno Stato cerca di difendersi dal monopolio delle big tech, gli USA rispondono con i dazi, come nel caso del Brasile.
Per Página 12, Palantir sarebbe uno dei principali problemi. La società cofondata da Thiel è specializzata nell’analisi di big data e nello sviluppo di software per servizi di intelligence e sicurezza governativa. Ciò di cui si occupa nello specifico è l’elaborazione di milioni di dati utili all’attuazione delle politiche. Milei avrebbe promesso di creare un prototipo uguale, per cui il timore è che l’Argentina fornisca a Palantir tutti i dati su sanità, economia e migrazione, fino ai rapporti di intelligence. «Questa tecnologia è stata utilizzata per espellere 620.000 immigrati negli Stati Uniti. Aggraverebbe solo la repressione» già preannunciata da Milei durante il famigerato comizio del 2023, durante il quale l’allora candidato premier si presentò davanti ai suoi elettori brandendo una motosega a indicare i tagli alla spesa pubblica e contro la casta.
Si trattava, ai tempi, della corsa alle presidenziali, una corsa che ricomincia adesso verso le politiche del 2027 con «il rischio che Palantir operi a livello di microtargeting durante le elezioni», influendo non poco sulle sorti politiche del Paese.


